Officina dei saperi | Per un dizionario di resistenza. Lettera di Roberto Budini Gattai
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Per un dizionario di resistenza. Lettera di Roberto Budini Gattai

24 aprile 2016

Caro Piero,

rispondo con ritardo, ma molto volentieri. Nel tuo articolo apparso sul “manifesto” sono nel ragguppamento “Architetti, Geografi, Urbanisti”.

Proprio nei giorni scorsi insieme ad alcuni amici, a Firenze, ci siamo incontrati con gli studenti di un Centro Sociale studentesco ribelle [la Polveriera Spazio Comune, n.d.r.] che ha occupato un bel cortile con stanzoni, del Diritto allo Studio, che la Regione Toscana ha lasciato occupare.

I temi sono stati quelli delle alternative possibili alla Grande (stupida e corrotta) Opera del doppio tunnel TAV sotto la città e della “fine” della pianificazione
urbanistica sancita da un Piano Strutturale e da un Regolamento Urbanistico. Questi “strumenti” consistono in una schedatura di edifici, pubblici e privati da vendere sul mercato immobiliare sotto il cappello ufficiale del riuso, recupero, ecc.

L’Amministrazione ritiene che solo il “Mercato”, i Fondi d’investimento, le banche, abbiano titolo a riconfigurare la città, secondo i dettami di una nuova religione intrisa di fanatismo che tiene il campo tra chi crede di stare al comando e che ha il suo epicentro a Firenze forse per il radicamento (ereditato) di quel partito OGM che è il PD, e per il personaggio che lo guida.

Alla fine degli incontri è emersa la necessità di comunicare a più comparti sociali possibili la critica e l’opposizione militante a questo massacro di risorse pubbliche (e spreco anche di enormi risorse private, che vengono mal indirizzate).

Occorre delineare una via alternativa da percorrere, elaborare progetti diversi e parole d’ordine che li rappresentino.

L’urbanistica non è rivoluzionaria, non ha capacità di mobilitare, ma i bisogni che la muovono e a cui potrebbe dare forma nello spazio dell’abitare, possono averla. Per avvicinarci a questi obbiettivi ci siamo lasciati con la proposta di redigere un “Dizionario dell’Urbanistica Resistente” per cominciare a costruire unaltracittà e unaltromondo.

Mi sembra coerente con i primi passi dell’Officina dei Saperi.

Un abbraccio,

Roberto