Officina dei saperi | Sud. Una proposta per l’autunno, con i commenti
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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Sud. Una proposta per l’autunno, con i commenti

1 agosto 2018

Care e cari,

mi assumo il compito di rilanciare, per il prossimo autunno, un’idea di Tonino Perna, sempre fertile ideatore di proposte e iniziative. Si tratta di allestire un inserto settimanale, da parte dei soci e degli amici dell’Osservatorio, dedicato al Sud e pubblicato dal Manifesto. Il fascicolo dovrebbe avere un numero di pagine da definire, e la sua  durata è affidata alla nostra capacità. Sia Tonino che io ne abbiamo parlato con il direttore, Norma Rangeri, che è interessata al nostro progetto. L’iniziativa avrebbe una molteplicità di vantaggi, abbastanza ovvi:

1) finalmente il Mezzogiorno diventerebbe tema di indagine e dibattito, un giorno alla settimana, su un quotidiano nazionale;

2) l’Osservatorio guadagnerebbe in visibilità e interesse presso un pubblico più vasto;

3) il gruppo che lo costituisce potrebbe infoltire le sue, per il momento esili, file e rafforzare anche la propria identità di organizzazione collettiva;

4) si può arricchire di contenuti e progetti il dibattito politico nazionale, sprofondato da mesi  nei più infimi bassifondi della propaganda: livelli mai toccati, forse, nella nostra storia recente.

Ebbene, senza la pretesa di assegnare compiti a nessuno, provo a fare una ricognizione dei temi che l’inserto potrebbe trattare e delle forze su cui potremmo contare. È un po’ un censimento programmatico, che serve a tutti noi anche per farci venire in mente tanti amici, magari assenti dal dibattito, ma che potremmo coinvolgere e tornare a fare entusiasmare alla lotta politica.

Prima di tentare di  delineare la geografia dei temi e dei collaboratori, mi sento di dover dire una cosa fondamentale riguardante il giornale che ci ospiterebbe. Il Manifesto è un quotidiano di sinistra (vivaddio!) e comunque un foglio pluralista, in cui si confrontano varie posizioni. Tanto Tonino che io crediamo di avere svolto un qualche ruolo nello sforzo di fare del Manifesto il luogo in cui la sinistra italiana, nelle sue varie espressioni, discute dei propri problemi in una fase storica di dispersione e frantumazione.

Un primo tema  da trattare riguarda l’economia locale, vale a dire le attività produttive legate ai territori. Secondo me esiste un problema enorme, nel Sud, di rivitalizzazione dei territori. Provate a girare non a gennaio, ma a luglio, in Sila: è come attraversare uno splendido deserto. Non c’è allevamento, non c’è agricoltura, non c’è pesca… Ho appena trascorso il mese di luglio in una località di villeggiatura, in Calabria, e sono rimasto impressionato dalla povertà dell’offerta di frutta e verdura. Quella in vendita era  proveniente da agricoltura industriale, pesche dall’Emilia, uva dal Cile, cipolle e patate chissà da dove. Solo qualche melone e cocomero avevano l’aria di provenire da  campagne vicine. Eppure la regione conta una biodiversità agricola e una ricchezza di varietà ortofrutticole fra le più elevate d’Italia. Ciononostante, con ogni evidenza e con ignoranza somma dei suoi cittadini e classi dirigenti, la sua economia, per quanto riguarda la produzione alimentare, appare quasi interamente colonizzata da forze esterne.

È evidente che occorrerebbe esaminare le strozzature create dalla grande distribuzione commerciale che non premia il reddito del lavoro agricolo e dunque scoraggia ogni investimento sulla terra. Eppure sappiamo che in tutto il Sud esistono cooperative che stanno creando un nuovo rapporto tra produzione e consumo, cosa che comporta anche miglioramento della qualità dei prodotti. Allora, vogliamo o no chiamare i sindaci alle loro responsabilità? Che cosa fanno e possono fare per favorire la diffusione di cooperative di distribuzione? Su tale tema credo che abbiano molto da dire Mimmo Cersosimo, Angelo Mastrandrea, Tonino Perna, Franco Santopolo, Gianfranco Viesti, e altri.

Industria. Qual’è oggi la geografia dell’impresa industriale nel Mezzogiorno? Quali sono i, distretti, le singole imprese di dimensioni significative, i loro standard tecnologici, le caratteristiche merceologiche della loro produzione, ecc. Credo che  anche una informazione semplicemente giornalistica su tali realtà, ignote ai più, gioverebbe anche a togliere al Sud l’aura di arcaica ruralità che ancora pesa nella rappresentazione mediatica.Finiremmo forse per sempre con le Madonne e le processioni.

Un altro tema davvero ineludibile è quello delle infrastrutture. Ci sono territori del nostro Sud i cui collegamenti ferroviari non sono cambiati rispetto agli inizi del secolo scorso.L’Italia del centro-nord gode dei servizi avanzati dell’alta velocità, che collega ormai tutti i grandi e medi centri, mentre per i calabresi raggiungere Bari o Matera costituisce una sfida. Su questi temi Mimmo Gattuso potrebbe darci una mano molto competente, ma non so se ne ha voglia(Maria Adele Teti e altri potrebbero occuparsene).

Il paesaggio è oggi un tema che può essere esaminato da molti versanti disciplinari e noi abbiamo le persone che hanno le competenze per farlo: da Salvatore Settis, a Franco Arminio, a Battista Sangineto, Santopolo, Vito Teti, Alberto Ziparo, al sottoscritto. Ricordo che solo la Puglia, tra le regioni meridionali, ha elaborato il Piano paesaggistico e territoriale. Le altre regioni latitano. La Calabria ne avrebbe un bisogno vitale, se il Piano venisse condotto con lo stesso impegno realizzato in Puglia o in Toscana.

Le città. Che cosa sta accadendo alle città meridionali, ai loro centri storici, alle periferie ? Come si muovono i comuni, che destinazione hanno i beni pubblici dismessi,in che condizioni stanno i patrimoni artistici e monumentali? Quali sono i problemi della casa nelle varie città , la qualità dei servizi, l’erogazione dell’acqua, l’assistenza agli anziani, la sanità. (Vezio De Lucia, Maria Adele Teti, Sangineto, Roberto Budini Gattai, Enzo Scandurra, Salvatore Settis, Ziparo).

Scuola e Università. La scuola Italiana è oggi una grande malata, colpita severamente dalla politica dei governi di centro sinistra.Ma c’è una specificità meridionale da indagare: sono gli scarsi investimenti, carenza di asili e scuole materne, i servizi scadenti, l’alta evasione della scuola dell’obbligo, ecc. (Laura Marchetti, Nicola Siciliani, Armando Vitale, Luigi Vavalà, Rossella Latempa,ecc.) Per quanto riguarda l’Università ricordo che Gianfranco Viesti ha coordinato una delle più importanti ricerche sui nostri atenei mai condotte nell’Italia repubblicana. E da questa è emersa la grave penalizzazione delle università meridionali, soprattutto in termini di risorse finanzarie. Sarebbe peraltro quanto mai utile fare uscire dalla rassegnazione tanti colleghi docenti ancora attivi, in grado di illustrare i loro specifici problemi di ateneo. (G.Viesti, Cersosimo, Ugo Olivieri, Sangineto, Tiziana Drago,ecc.)

La criminalità organizzata. Tema ampiamente esplorato, ma da non perdere di vista, soprattutto sul versante della lotta, dei successi, dell’uso dei beni confiscati, ecc. Tonino ha elaborato un progetto di ricerca in merito, che dovremo attivare. Sarebbe utile sentire il parere dei magistrati attivi sul campo, per conoscere le nuove frontiere operative del crimine, gli intrecci con le imprese e con la finanza,  le forme di contrasto oggi in atto, ecc. (Salvatore Lupo, Rocco Sciarrone, Enzo Ciconte, Umberto Ursetta, ecc.)

Identità e cultura. Che cos’è oggi l’Italia meridionale nell’immaginario nazionale? Ancora circolano pregiudizi ridicoli sulla modernità del Sud.In una predica domenicale  su Repubblica di pochi anni fa, Scalfari ebbe ad affermare che nel Meridione non era cambiato nulla negli ultimi 50 anni.E come dobbiamo porci di fronte al ritornante borbonismo? A che cosa risponde questo bisogno mal riposto di patriottismo anche di tanti giovani? (Ida Dominijanni, Vito Teti, Franco Arminio, molti altri di noi.) Ida, che ha speso tutta la sua vita professionale al Manifesto, non credo abbia voglia di partecipare all’inserto. Ma sicuramente darebbe il suo contributo se Vito organizzasse il convegno da lui stesso più volte sollecitato.

Lavoro e disoccupazione. Grande tema, ovviamente, da avvicinare con i pochi mezzi disponibili, privilegiando alcuni sottotemi: il lavoro e la sottoccupazione femminile, il caporalato nelle campagne, il precariato, la condizione operaia nelle fabbriche, durata del lavoro,ecc. Utili le interviste ai sindacalisti che operano sul campo. (Massimo Covello, Luigi Pandolfi, Mimmo Rizzuti, ecc)

Immigrazione e accoglienza. Ricordo che il sottoscritto, insieme a pochi altri, ha da anni indicato nell’immigrazione la leva demografica e sociale   per fermare lo spopolamento dell’Italia interna. La più grande questione ambientale dell’Italia è: addensamento di popolazione, imprese, servizi, infrastrutture sulle coste e desertificazione della dorsale appenninica e preappenninica. Questo squilibrio crescente esporrà la ricchezza e le popolazione del nostro Paese (la “polpa” dello stivale) a disastri inimmaginabili se non verrà corretto.Organizzare i giovani immigrati in cooperative di lavoro che rivalorizzano le nostre colline è una strada praticabile e necessaria, che porterebbe ricchezza e sicurezza nei nostri territori e sgonfierebbe la propaganda criminale di Salvini e dei suoi. (io, Barca, Cersosimo, Tonino, Santopolo, M.A.Teti e Vito Teti, ecc.)

Volontariato. Sappiamo poco del volontariato al Sud.Apprendere quel che si in silenzio e fuori dai  riflettori dei  media sarebbe anche importante per mostrare un altro Sud, che pensa agli altri, che accoglie, sacrifica del suo, si spoglia dell’egoismo proprio. Da Lampedua a Riace potremmo costituire una cartografia dell’accoglienza, ma c’è anche un volontariato più ampio e sconosciuto che sarebbe utile far conoscere. (Piero Caprari, Perna, e altri)

Perché il progetto possa avviarsi occorrono due condizioni.La prima è la presenza di un coordinatore messo a disposizione dal Manifesto, che riceve e seleziona i nostri articoli. L’ideale sarebbe Angelo Mastrandrea.

La seconda, che è anche la più importante e decisiva, è il numero e l’entusiasmo delle vostre risposte. Non c’è bisogno di dire che io faccio la mia parte per aiutare l’Osservatorio a decollare, poi chi vive e continua  a studiare e a operare nel Mezzogiorno dovrebbe prendersi una maggiore responsabilità. Questo se vogliamo che l’Osservatorio diventi uno strumento politico-culturale di un certo rilievo. Altrimenti resterà semplicemente un sito, che ogni tanto accoglierà i nostri lamenti.

Cari saluti,

Piero

*

2 agosto 2018

Caro Piero, Caro Tonino,

mi sembra assai importante la vostra iniziativa e utilissima per dare idee alla rinascita di una sinistra meridionale. In particolare è interessante l’accentuazione dell’analisi sulle aree interne (i sud nel Sud). La Puglia è l’espressione più evidente della “polpa e l’osso” che Piero prende a prestito da Rossi Doria, ovvero di uno sviluppo a bottiglia che privilegia – sempre, sempre  – la costa e le metropoli costiere a scapito della terra e dei paesi rurali. La trasformazione delle provincie in città metropolitane ha accentuato questo processo che è legato ai modelli capitalistici di distribuzione e di consumo e che ha ricadute notevolissime anche sul piano culturale e sugli spostamenti abitativi (nonchè sull’inclusione/esclusione dei giovani e degli immigrati).

Per quanto mi riguarda, oltre che sulla scuola (che non so se abbia una specificità negativa  meridionale in quanto la mancanza di servizi e la dispersione scolastica è compensata dal più alto numero di laureati e quindi di “acculturati”), mi piacerebbe molto lavorare sul recupero di alcune proposte “federaliste” del meridionalismo critico (Gaetano Salvemini, Tommaso Fiore), e in genere sulla possibilità di trovare/attivare nuove forme amministrative  e di cittadinanza attiva. Mi piacerebbe molto anche lavorare sulla questione culturale, ovvero sia sull’immagine che il Nord ha del Sud (pregna di “violenza della Kodak” direbbe Lévi-Strauss, ovvero di razzismo e di “orientalismo”); sia sull’immagine che il Sud ha di se stesso,  dunque sulla “identità meridionale” ( se ancora esiste quell’ethos meridionale di cui parlava Alcaro, se non si è trasformato in “finto etnico”, se ancora persistono modelli di organizzazione dello spazio, concezione del tempo, convivialità, narrazione, conoscenza tradizionale , che possono influire su modelli economici alternativi e di progresso bio-umano)

ciao e un abbraccio

Laura Marchetti

*

2 agosto 2018

caro Piero

insieme a Tonino Perna ci hai proposto anche stavolta un bel programma di lavoro. Per il Manifesto va benissimo, ma il tuo documento va oltre ed è un’utile guida anche per i nostri studi applicati al territorio.

Ieri sera, guidando, ho ascoltato alla radio – a Zapping – la tua voce e quella degli altri sui temi del Mezzogiorno, in particolare la tua denuncia sulla rarefazione produttiva della Sila. Ho pensato ai temi che stiamo affrontando per le aree interne, dalle nuove forme di economia al paesaggio e ai paesi, dai migranti ai servizi ecosistemici e alle nuove (ri-nuove) forme di agricoltura… e sempre più mi viene voglia di lavorare, possibilmente guardando ai casi concreti, attorno a due aspetti:

1) la solidarietà al posto della competizione, cioè l’obiettivo non deve più essere quello di rendere “competitivi” i territori interni (rurali, montani, meridionali), ma piuttosto quelli di sottrarli alla competizione, a volte anche rischiando la visione autarchica (non come orizzonte, ma come tappa o strumento);

2) il problema della misura delle condizioni di tali aree, cioè la necessità di trovare nuovi indicatori, perché esse non possono essere misurate con i parametri dello stesso modello che le marginalizzate e ridotte così. A un recente incontro sul rapporto della Banca d’Italia sull’economia del Molise ho detto questa cosa e ha suscitato un immaginabile scalpore.

Per l’esperienza che stiamo facendo in Molise con il nostro Centro ArIA (Centro di ricerca per le aree interne e gli Appennini) e la nostra rivista “Glocale”, considerami della partita, sempre sperando che il tempo e le energie ci assistano.

Buon agosto!

Rossano Pazzagli