Officina dei saperi | Noi urbanisti ci impegniamo. Il commento di Indovina
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Noi urbanisti ci impegniamo. Il commento di Indovina

Lo scandalo, per così dire, sulla discussione (finta?) circa  la realizzazione del nuovo stadio (e connessi) a Roma ha acceso numerose iniziative sia di “solidarietà” con l’assessore Paolo Berdini, sia più in generale di riflessione sullo stato delle cose in Italia.
I “buoni propositi” che sono sintetizzati nell’appello di alcuni urbanisti agli urbanisti non mi paiono completamente convincenti. Non me ne vogliano gli amici che si sono impegnati in questa impresa, amici che stimo e ai quali mi legano anni sia di battaglie politiche che di riflessioni sulle questioni urbane; cercherò di argomentare, anche se in breve.
Se la vicenda romana – recita l’appello – chiama in causa “l’intera comunità degli urbanisti, troppo spesso proni a legittimare questa deriva e a rovesciare il loro ruolo a facilitatori degli interessi immobiliari”, mi sembrerebbe improprio un appello generale agli urbanisti, a quali?
Nell’appello ancora si dice:
“L’abbandono di ogni prospettiva seriamente riformatrice in materia di governo del territorio da parte delle maggioranze elette che governano le nostre città e i nostri territori contribuisce a rendere ancora più esasperata la disuguaglianza tra chi riesce tuttora a privatizzare i benefici delle decisioni pubbliche e chi – il popolo delle periferie –, assiste impotente a trasformazioni che non modificano affatto le sue condizioni di indigenza, privazione e marginalità”.
L’abbandono? ma da quando? Non possiamo immaginarci un passato consolatorio.
Non nego che alcune amministrazioni locali e in qualche regione sono prevalse, anche per lungo tempo, “prospettive seriamente riformiste”, ma bisogna guardare e tutto il paese? Nel sud, a Milano, lungo le nostre coste, o… che cosa è successo? L’urbanistica è stata sconfitta, la forza di quello che un tempo chiamavamo il “blocco edilizio” è stata dirompente per vanificare un discorso nazionale di sana organizzazione delle città e del territorio. È fuorviante riferirsi a periodi d’oro del passato inesistenti.
La chiusa dell’appello mi pare, come dire, poco incisiva:
“Noi urbanisti denunciamo l’estromissione delle questioni dell’urbanistica e del governo del territorio dal nucleo centrale dei programmi politici delle maggioranze che governano le nostre città e i nostri territori, e ci impegniamo, nei nostri rispettivi ruoli, a mobilitarci affinché il miglioramento delle condizioni collettive di vita degli abitanti delle città e dei territori torni al centro delle politiche pubbliche”.
Nei nostri rispettivi ruoli ci mobiliteremo? eppure ai miei amici è chiaro che si tratta di uno scontro politico (l’urbanistica quale scelta politica tecnicamente assistita), l’appello alla mobilitazione di “noi urbanisti” (chi? come?, quando?) mi pare un po’ consolatoria.
Noi urbanisti, dico noi “bravi” (sic!), bisogna riconoscerlo, abbiamo cincischiato con tematiche parziali (marginali?), avendo perso di vista le dinamiche che investivano i territori e le città,le modifiche della struttura capitalistica, le nuove realtà  urbane sia economiche che sociali. Ci siamo mobilitati per battaglie singole (sacrosante) ma che nella loro parzialità non permettevano di osservare (e contrastare) i grandi processi in atto. Il “locale” (come dimensione chiave), il consumo di suolo (come variabile esistenziale), lo smantellamento degli standard (anche per ragioni (sic!) “urbanistiche” oltre che economiche), il partenariato (come la soluzione di tutti i problemi, certo pericoloso ma necessario), ecc.
Speriamo che l’appello smuova il torpore, ma fatto questo bisogna ragionare di politica.
Il caso di Roma è da orticaria. Paolo Berdini è stato spinto ad accettare l’incarico di assessore all’urbanistica del comune di Roma-Raggi, da un misto di ingenuità e presunzione. Una ingenuità frutto di una considerazione positiva (a diversi livelli di positività) del movimento 5*, tanto da spingere una parte della sinistra a votare per Virginia Raggi. Analisi politica zero; riflessione su motivazioni e fondamenti, zero, studio delle radici del movimento, zero, analisi dei possibili legami, zero. Ma a questa ingenuità si somma un po’ di presunzione: uomo onesto, uomo di sinistra, uomo della legalità urbanistica, ora arrivo io e metto tutto a posto. Su questa strada l’hanno spinto amici e estimatori, non sono casuali gli appelli perché l’assessore sia confermato, appelli a chi a Raggi? ai padrini della stessa, come Di Maio, a Grillo?
O si pensa che l’URBANISTICA possa essere una branca autonoma della politica di un’Amministrazione?
Paolo Berdini, che non nego abbia potuto fare delle cose buone (Roma era in tale stato che sarebbe stato difficile non fare bene), ha un pessimo giudizio delle capacità amministrative del Sindaco, si sente un “estraneo” rispetto alla maggioranza, ma non si capisce perché è ancora in quel posto.
Mi sembra difficile un movimento di protesta contro la grande speculazione dello stadio in appoggio all’assessore della giunta che, sostanzialmente, lo stadio lo vuole.
Mi sembra uno dei tanti pasticci della sinistra (di quella radicale).
Francesco Indovina