Officina dei saperi | La scienza del territorio nell’Officina dei saperi. Lettera di Alberto Magnaghi
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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La scienza del territorio nell’Officina dei saperi. Lettera di Alberto Magnaghi

20 aprile 2016 –

Caro Piero,

ti ringrazio di aver citato fra le “pratiche multidisciplinari in atto”, la Società dei territorialisti/e (alla quale tu stesso, in quanto membro del Comitato scientifico hai dato importanti contributi) che, dal 2010 sta operando per la costruzione di una “scienza del territorio” che sia in grado di ricomporre i molti approcci specialistici ai problemi territoriali, cui corrispondono altrettante istituzioni e settori settoriali di governo del territorio.

La composizione del Comitato scientifico (filosofi, ecologi, urbanisti, architetti, economisti, sociologi, antropologi, archeologi, agronomi, forestali, geologi, storici, geografi, ingegneri…) che potete consultare sul sito della Società (www.societadeiterritorialisti.it) testimonia di questo sforzo di ricondurre la descrizione, la storia, l’interpretazione e la trasformazione dell’ambiente dell’uomo ad un approccio olistico che metta la qualità della città, del territorio, dell’ambiente e del paesaggio al servizio del benessere degli abitanti, trattando il territorio stesso come bene comune, sviluppando azioni integrate verso l’autogoverno (sembra ovvio ma la maggior parte delle discipline che si occupano di territorio non hanno questo scopo).

La rivista on line “Scienze del territorio” (https://www.fupress.net/index.php/SdT) sviluppa temi multidisciplinari in questa direzione. I primi due numeri tematici sul “Ritorno al territorio” sono sul Ritorno alla Terra, il terzo Ricostruire la città, il quarto Riabitare la montagna, il quinto, in costruzione, sulla “Storia del territorio”, il sesto sulle “nuove frontiere dello sviluppo locale”.

La Società è impegnata sia sulla ricerca che sulla didattica.

Ad esempio il Centro Interuniversitario di Scienze del Territorio (CIST) che molti di noi hanno promosso fra dipartimenti multidisciplinari delle cinque università toscane, ha affrontato per la Regione Toscana il Piano paesaggistico regionale mettendo in campo e integrando saperi idrogeologici, storici, geografici, urbanistici, paesaggistici, agroforestali, ecologici, artistici, topografici, giuridici, e così via.

I corsi di laurea in Pianificazione dell’Università di Firenze, promossi dalla Facoltà di Architettura e di Agraria, hanno un processo formativo che attiva scienze ambientali, agroforestali, idrauliche, urbanistiche, storiche, antropologiche, economiche, informatiche, amministrative e cosi via, producendo una figura professionale fortemente innovativa.

Insieme alla rete dei territorialisti francesi (vedi il sito https://www.reseau-territorialistes.fr/), spagnoli e portoghesi si va costituendo la rete dei territorialisti europei.

Da questa nostra esperienza, credo che avere un tema forte di aggregazione multidisciplinare (come per noi è il territorio) sia importante per la costruzione dell’Officina dei saperi. Dunque proporci di definire, come prima mossa, un numero limitato di temi strategici (come ha iniziato a proporre Piero, con Ecologia, Cultura e linguaggio della politica) su cui poi misurare gli apporti di diversi saperi su obiettivi generali condivisi.

Cari saluti

Alberto Magnaghi