Officina dei saperi | In/disciplinate. Lettera di Abati
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
1451
post-template-default,single,single-post,postid-1451,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-4.7,wpb-js-composer js-comp-ver-5.5.5,vc_responsive

In/disciplinate. Lettera di Abati

28 marzo 2017
L’importanza dello studio è maggiore di quella, pur rilevante, che si prefigge: mostrare la condizione materiale e la soggettività di un settore specifico del precariato universitario. Assai interessanti i dati statistici e la descrizione, chiara, delle dinamiche di medio periodo che investono l’università e la ricerca, non solo italiana.
Il fatto che i saggi nascano da un lavoro di autoinchiesta ne accresce il valore euristico, oltre che pratico: a qualcosa di analogo pensavo, quando qualche tempo fa chiedevo un’inchiesta sulla scuola. Belle certe descrizioni in soggettiva, come quella di Chiara Martucci, perché riescono a restituirci la concretezza di un vissuto quotidiano, insieme con il suo valore generale. Ricco di stimoli, in questa prospettiva, sono anche le osservazioni sul tempo (diversi e soprattutto Alessandro Arienzo), che mi ricollegano a certe analisi di David Harvey sulla sussunzione delle coordinate spazio-temporali da parte del capitalismo novecentesco (La crisi della modernità o, più in lontananza, al classico di Le Goff: Tempo della chiesa e tempo del mercante).
Il primo elemento ‘esterno’ che le analisi insistentemente chiamano – talvolta anche alludono – è la cesura storica prodotta dall’attuale capitalismo finanziario nell’istruzione e nella ricerca, rispetto alla scolarizzazione di massa precedentemente perseguita.
Il secondo elemento – in realtà origine del primo – è la riduzione del lavoro in generale – di cui il precariato intellettuale è solo un segmento – a mero strumento, per di più reso eccedente dalla concomitanza della generale crisi capitalistica – di cui la dominanza finanziaria è effetto e causa (a tale riguardo, oltre agli studi notissimi di Luciano Gallino, interessante è anche Jason W. Moore, Ecologia-mondo e crisi del capitalismo che muove da uno sguardo di storia dell’ambiente) – con la rivoluzione informatica che ha investito i processi produttivi.
Grazie di cuore quindi a Allegri di averci messo a disposizione questo studio, che io comincio subito a usare nel mio lavoro d’insegnante.
Velio Abati