UNA SENTENZA FIGLIA DEL PENSIERO UNICO IPERLIBERISTA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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UNA SENTENZA FIGLIA DEL PENSIERO UNICO IPERLIBERISTA da IL MANIFESTO

Mimmo Lucano, la sua esperienza ci chiama in causa

Il 7 ottobre in piazza a Roma. Il modello di Mimmo Lucano ha integrato le istanze dando vita ad una realtà che è insieme progetto, ideale, sogno

Moni Ovadia  06.10.2021

Domani 7 ottobre 2021, fra le 17 e 30 e le 20 e 30 ci troveremo a popolare piazza Montecitorio a Roma, davanti al Parlamento, per una manifestazione che, a mio parere, ha grande valenza pratica e simbolica.

Porteremo la nostra solidarietà all’ex sindaco di Riace in questo momento durissimo per lui. Lo faremo con tutta la nostra passione ma raccoglieremo anche fondi per lui ed è bene che ciascuno di noi lo faccia con la massima generosità perché ciò che Mimmo ha fatto lo ha fatto per tutti noi, perché in noi non si spegnesse la luce della speranza di potere trasformare il mondo e di farlo concretamente nel presente per edificare il nostro futuro ed essere liberi dall’incubo di questo presente ipertrofico e sinistro basato sul privilegio, sulla metastasi del profitto senza limiti, sulle più sconce diseguaglianze.

Esiste nella cultura yiddish l’appellativo mentch, in inglese si tradurrebbe approssimativamente con il termine a decent man, per l’italiano sceglierei l’espressione un essere umano autentico. Il mentch è quel tipo di persona che specchia la propria esistenza nel volto dell’altro che gli viene incontro. Per lui l’altro è il motore che istituisce la relazione fra simili per attivare l’edificazione di una società di giustizia. Per dirla con le parole della mistica indiana, il mentch vive con questi principi: «Aiutando gli altri troverò la prosperità, insegnando agli altri troverò la saggezza, nella felicità degli altri troverò la mia felicità» (Paramahansa Yogananda).

Le donne e gli uomini che credono nella giustizia sociale, nell’uguaglianza e nell’integrità di ogni vita hanno sempre lottato animati da ideali, da orizzonti da sogni e, anche quanto si battevano per diritti concreti e parziali, lo facevano avendo nel cuore e nella mente un progetto di trasformazione della condizione umana per traghettarla verso un mondo solidale che rifiuta di sottomettersi alle istanze dello sfruttamento, dell’alienazione generata dalla mercificazione dell’esistenza destinata all’attività del consumare per generare altri consumi e interminabili frustrazioni che conducono all’impotenza. La politica ha da diversi decenni esaurito questa funzione, si è estinta nell’asservirsi allo status quo per trasformarsi in partitica al servizio della propria autoreferenzialità. I partiti, a mio parere, si sono progressivamente involuti in piccoli caciccati di potere. Sono consapevole peraltro che anche nei partiti ci sono alcune persone per bene e oneste, ma sono sistematicamente ridotte alla marginalità e, ritengo con cognizione di causa, che questo sistema dei partiti non sia al servizio dei cittadini, bensì a quello dei potentati economico finanziari.

A volte capita ad un partito di fare qualcosina di buono, ma solo per legittimare la propria esistenza. Naturalmente non mi permetto di giudicare coloro che credono che i partiti facciano politica e si comportano di conseguenza solo che, personalmente, ritengo che sia tempo perso. Noi abbiamo bisogno di grandi movimenti dal basso che sappiano mettere la classe dirigente con le spalle al muro per costringerla a cambiare direzione. L’esempio di Greta Thumberg e dei Fridays for future sono un’indicazione. Ma la decisiva questione ecologica non è separabile da quella sociale , dalla disperazione delle migrazioni epocali, e dall’opposizione radicale al sistema economico che ci governa, come papa Francesco ha magistralmente illustrato nell’enciclica “Laudato si’!” definendola economia di morte.

Il modello di Mimmo Lucano ha integrato le istanze dando vita ad una realtà che è insieme progetto, ideale, sogno. Con il suo magistero – inconsapevolmente quanto umilmente e non è retorica dirlo – si è messo in cammino nel solco tracciato dai più umani della terra, dai Ghandi, dai Martin Luther King, dai Nelson Mandela, dai Pepe Mujica, dai Che Guevara, e penso in Italia all’esperienza di Danilo Dolci. Come queste personalità Mimmo «semplicemente» ci chiama alla mobilitazione, alla militanza, all’attivismo, alla responsabilità ed al coraggio di ricominciare ogni volta. La sentenza contro Mimmo Lucano, al di là di ogni aspetto legale, è figlia del pensiero unico iperliberista che è aperta all’incremento dei diritti civili ma recisamente avversa ai diritti sociali e ad ogni ipotesi di alternativa di sistema.