SCIENZA E BUONA POLITICA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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SCIENZA E BUONA POLITICA da IL MANIFESTO

Se la scienza fosse accompagnata dalla buona politica

Pandemia. Come nel dibattito sui vaccini, la scienza viene tirata a sostegno di politici che ne strumentalizzano l’uso soprattutto quando non riescono a prendere decisioni che competono loro soltanto o per nascondere il panico di fronte a fenomeni inattesi come la sindemia che sta sconvolgendo il pianeta

Enzo Scandurra  15.12.2021

Di questi tempi, assai tristi, si va diffondendo un pensiero antiscientifico che nasce dal presupposto che la scienza, in quanto verità, ci abbia ingannati. La scienza non solo non è la verità ma si afferma attraverso tentativi di continui fallimenti e parziali successi. Tanto meno è neutra, come ci ha ben insegnato Marcello Cini, poiché nasce in un contesto economico, politico e sociale che ne influenza gli sviluppi e gli esiti. Tuttavia, come nel dibattito sui vaccini, essa viene tirata a sostegno di politici che ne strumentalizzano l’uso soprattutto quando non riescono a prendere decisioni che competono loro soltanto o per nascondere il panico di fronte a fenomeni inattesi come la sindemia che sta sconvolgendo il pianeta.

Alcuni scienziati spinti dalla vanità di apparire nei talk show, si prestano a questo gioco di rassicurare l’opinione pubblica, al posto dei politici che se ne fanno buon scudo, così che essendo le loro affermazioni spesso negate dagli sviluppi successivi della pandemia, contribuiscono al crescere di movimenti contrari alla vaccinazione creando ulteriori elementi di sfiducia.
La scienza non sempre fornisce risposte adeguate, non sempre è in grado di spiegare fenomeni inediti, ma è capace di indagarli e di tentare di spiegarli. In questo nostro mondo che brulica di complessità, la scienza appare incerta perché fondata soprattutto sulla linearità dei fenomeni e sui rapporti causa-effetto. Vale per le questioni meteorologiche caratterizzate da fenomeni complessi nei quali emergono improvvisamente proprietà dei sistemi non riconducibili alle proprietà delle singole parti. Vale anche, e soprattutto, nel caso di fenomeni sociali e biologici come la pandemia.

Tanto più ho provato una grande ammirazione e stupore per il contenuto del libro di Giorgio Parisi, In un volo di storni (Rizzoli, pp.123, euro 14) che così esordisce: «Il lavoro migliore di una vita di ricerca può saltare fuori per caso; lo si incontra su una strada percorsa per andare da un’altra parte» e poi ancora «le idee spesso sono come un boomerang, partono in una direzione ma poi vanno a finire altrove. Se si ottengono risultati interessanti e insoliti, le applicazioni possono apparire in campi assolutamente imprevisti».
Non ci potrebbe essere frase più significativa per esprimere il percorso insidioso e difficoltoso della ricerca scientifica per smentire, inoltre, la sua assoluta fedeltà alla realtà. E del resto lo stesso Tolomeo pur ritenendo che il Sole girasse intorno alla Terra, era uno scienziato, che utilizzava i modesti mezzi a sua disposizione.

Ma è nel primo capitolo, da cui prende il titolo il libro, che Parisi ci stupisce per la curiosità e il genio creativo. L’obiettivo dello studio è quello delle interazioni e in particolare delle interazioni tra storni «una questione importante anche ai fini della comprensione dei fenomeni psicologici, sociali ed economici». In che modo gli storni comunicano tra di loro evitando con tanta abilità di scontrarsi nei cieli? «Esiste un direttore d’orchestra o il comportamento collettivo è auto-organizzato? Come fa l’informazione a propagarsi velocemente attraverso tutto lo stormo? Come possono virare insieme senza urtarsi?».

Ed ecco la sua risposta: «Quando sei curioso e vorresti sapere la risposta alle tue domande, incominci a cercare: una volta sui libri, adesso in rete. Quando sei fortunato trovi le risposte, ma quando le risposte non ci sono, perché nessuno le conosce, se sei veramente curioso inizi a domandarti se non dovresti essere proprio tu a trovare la risposta. Il fatto che nessuno l’abbia trovata prima non t’intimorisce, in fondo quello è proprio il tuo mestiere: immaginare o fare ciò che nessuno ha mai fatto prima».
Dunque la scienza esplora, indaga e nelle occasioni più fortunate fornisce risposte che, però, sono sempre contingenti e mai definitive; nel tempo ne arriveranno altre e più in grado di spiegare quel fenomeno indagato perché la scienza avanza per paradigmi e non per dogmi.

Se i nostri politici trovassero il tempo per leggere anche solo questo libro, forse capirebbero che la decisione finale delle scelte spetta a loro. E forse la scienza troverebbe più accoglienza e fiducia. In ultima analisi la scienza dovrebbe essere accompagnata da una buona politica.

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