PATRIMONIALE…. da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PATRIMONIALE…. da IL MANIFESTO

 Il problema europeo è la non armonizzazione della fiscalità, che mette in concorrenza i diversi sistemi fiscali: il capitale circola e non solo all’interno della Ue, e quindi è facile sfuggire alla patrimoniale, soprattutto per i miliardari, spostando la residenza fiscale nei paradisi anche europei, o costruendo raffinate scatole cinesi fiscali.

 

Lo scandalo della patrimoniale e la necessaria riforma fiscale

Economia . Non può esistere alcuna giustizia fiscale se non si incide sulla ricchezza data dal possesso di case e di titoli finanziariAlfonso Gianni  01.12.2020

È ben noto che Cesare Beccaria nella sua opera principale non si limitò a pronunciarsi contro la pena di morte e la tortura (pensatore attualissimo come pochi, dato il persistere dei due flagelli), ma si spinse a mettere in dubbio il diritto di proprietà “terribile, e forse non necessario diritto”. Al punto da inquietare un filosofo come Jeremy Bentham, il quale considerava “sorprendente che uno scrittore giudizioso come Beccaria possa avere inserito, in un’opera dettata dalla più ragionevole filosofia, un dubbio sovversivo dell’ordine sociale”. Ma la virulenta alzata di scudi che in queste ore si sta sollevando contro un emendamento alla legge di bilancio che vorrebbe introdurre una tassa patrimoniale, presentato da Fratoianni e Orfini, non ha nulla da spartire con le finezze di quella diatriba settecentesca.

Nell’accanirsi contro un elementare principio di giustizia fiscale non si teme di sfondare il muro del ridicolo, come Salvini che invita all’arresto immediato degli estensori della norma eversiva. Ma non molto meglio fanno gli altri della destra, nonché i massimi esponenti dei due partiti governativi, tra cui spicca un Di Maio non si sa se più incompetente o in malafede. Il nervo scoperto è stato colpito e la reazione non si è fatta attendere neppure un tempo di riflessione.

C’è chi, pur non privo di conoscenza di dottrine economiche, come De Nicola su La Stampa, scomoda Keynes per dire che non si possono alzare le tasse in un periodo di recessione. Infatti si tratta di vedere chi viene colpito da una tassazione patrimoniale. Non è una novità che la patrimonializzazione della ricchezza italiana sia tra le più alte in Europa. Stando a uno studio dell’Istat e della Banca d’Italia la ricchezza netta delle famiglie italiane è di circa 8 volte il loro reddito disponibile. Era il rapporto più elevato in Europa fino al 2014 poi è andato un poco riducendosi.

Non può esistere alcuna giustizia fiscale se non si incide sulla ricchezza data dal possesso di case e di titoli finanziari. Usciamo dal nostro paese: Warren Buffet nel 2015 ha pagato 1,8 milioni di dollari di tasse sul reddito, per un patrimonio stimato di 65 miliardi di dollari, quindi lo 0,003%. L’emendamento in questione, stando ai più recenti dati forniti da Oxfam, in realtà colpirebbe solo il 10% più ricco che in termini patrimoniali possiede oggi oltre 6 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. La posizione patrimoniale netta dell’1% più ricco (che detiene il 22% della ricchezza nazionale) vale 17 volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione italiana. Secondo dati di Bankitalia risalenti al 2016 la linea di demarcazione in termini di ricchezza netta fra il nono e il decimo decile era di 462mila euro.

In sostanza si tratterebbe di colpire solo il decile più alto e, visto lo scalare delle aliquote previste, anch’esso in modo progressivo, mentre non vi sarebbero effetti ritorsivi sui decili più bassi e quelli intermedi. Senza contare che l’emendamento prevede l’esenzione per le persone fisiche a partire dal 2021 dal pagamento dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti bancari e sui conti di deposito dei titoli.

Naturalmente le grandi riforme, e quella fiscale sarebbe una delle maggiori e più significative quanto a impatto reale sulla distribuzione della ricchezza, non si fanno a colpi di emendamento. Ma poiché lo stesso governo ha ripetutamente affermato che intende avanzare nell’anno che viene una proposta di modifica complessiva del sistema tributario, è bene ricordare che senza l’introduzione di una tassa patrimoniale ordinaria anche il migliore sforzo risulterebbe vano.

Certamente bisognerebbe riordinare le patrimoniali “reali” già esistenti – l’Imu appunto ne è un esempio -; valutare la congruità delle imposte sostitutive sui redditi da capitale; per quanto riguarda la componente immobiliare va fatto riferimento al valore di mercato; vanno studiati tutti i modi per combattere le forme di elusione e evasione che a fronte di una patrimoniale verrebbero scovati. Andrebbe introdotta una tassa di successione, la cui misura tenga conto dell’entità della patrimoniale ordinaria. Il che permetterebbe un sostanziale alleggerimento della pressione fiscale sui redditi da lavoro, con una riduzione delle aliquote effettive, a favore di una maggiore progressività secondo il principio costituzionale che nei fatti è stato mortificato e scardinato dalla lunga serie di leggi e leggine che negli ultimi decenni hanno caratterizzato il nostro sistema tributario.

 

 

Roventini: «La patrimoniale va discussa, in Italia un pregiudizio unico»

Patrimoniale. Intervista all’economista vicino al M5s: però va presentata come una norma a favore del 95% degli italiani non ricchi, solo così il ceto medio potrà accettarlaMassimo Franchi  01.12.2020

Professor Andrea Roventini, docente allla Sant’Anna di Pisa e nel 2018 ministro dell’economia in pectore del M5s: la proposta di patrimoniale di Leu e sinistra Pd (Zingaretti è contrario) colpisce il ceto medio come sostengono la destra e molti commentatori sui grandi giornali?
L’importante è iniziare a discutere di eventuali imposte sulla ricchezza come si fa negli altri paesi perchè in Italia è un tabù anche solo parlarne. Per esempio, ne discuterei assieme ad una tassa di successione. L’imposta patrimoniale comunque si può calibrare: se il problema è il limite di 500mila euro, si può per esempio escludere la prima casa dal computo o fissare soglie o aliquote diverse. Non introdurre una patrimoniale per non colpire il ceto medio è un falso problema, perché la si può progettare per colpire il 5% o il 10% dei cittadini più ricchi, redistribuendo le risorse al resto dei contribuenti. Purtroppo mi sembra che ci siano riflessi pavloviani nei politici: dicono no a prescindere alla patrimoniale senza neppure aprire un dibattito serio basato sui dati.Ma in Italia esiste una anagrafe patrimoniale?
Non proprio, per adesso esiste un’anagrafe dei conti correnti e dei rapporti patrimoniali che è purtroppo utilizzabile solo per analisi di rischio, non per analisi tributarie. Ma le reazioni che ho visto in questi giorni mi hanno un po’ spaventato.

Spaventato? Addirittura…
Sono spaventato da come in Italia siamo scollegati dal resto del mondo su certi temi. La settimana scorsa sulla disuguaglianza di genere, oggi con la patrimoniale. Siamo indietro di decenni rispetto al dibattito mondiale. Per esempio, Elisabeth Warren, che non è certo una socialista, si è candidata alla presidenza negli Stati Uniti proponendo un’imposta patrimoniale sulle grandi fortune. Non capisco perché da noi non ne se possa neppure parlare laicamente.

Dal M5s, a parte l’europarlamentare Ignazio Corrao, sono tutti contrari. O, per la sua parte sinistra, silenti e imbarazzati.
Premetto che non ho rapporti organici con il M5s. Penso che anche la posizione del Movimento sia frutto della narrativa che si è consolidata nella politica italiana per cui qualsiasi imposta sulla ricchezza sia sbagliata. Fino agli ultimi decenni, il tema della disuguaglianza non era al centro della teoria economica e la patrimoniale considerata inefficiente, mentre si favoriva l’imposizione indiretta. Questo è il quadro della teoria economica che ha influenzato il dibattito. Poi c’è la politica italiana che ha seguito questo flusso: abolire l’Ici come fece Berlusconi fu una delle scelte più scellerate per il nostro paese perché avvenne appena avevamo incassato i dividendi ottenuti con l’ingresso dell’euro. Invece di utilizzare il risparmio sui tassi di interesse per alimentare la crescita, si preferì sperperarli abolendo l’imposizione sugli immobili. Il governo Monti reintrodusse giustamente un’imposta sugli immobili, ma purtroppo il governo Renzi la abolì nuovamente. C’è un filo conduttore da Berlusconi a Renzi, la cosiddetta Terza Via che ha strappato alla sinistra le battaglie sulla giustizia sociale.

Ora però la patrimoniale e la lotta alle diseguaglianze sono tornate importanti in tutto il mondo.
Sì, negli ultimi anni teoria e analisi economica mettono di nuovo al centro la lotta alla disuguaglianza con i lavori di Piketty, Zucman, Saez e Milanovic. Inoltre, alcuni paesi hanno già una patrimoniale: prima della Spagna l’hanno adottata la Norvegia e la Svizzera, non certo paesi periferici. Purtroppo, per una certa sinistra c’è una subalternità culturale: si è perso l’orgoglio di rivendicare il tema della giustizia sociale. Il M5s, secondo me, ha avuto il grande merito di riproporre la lotta alla povertà con il Reddito di cittadinanza ma poi non ha approfondito il tema della disuguaglianza. E poi importante come vengono presentate le riforme: la patrimoniale non colpisce i patrimoni di ogni italiano, fa solo pagare più tasse al 5% più ricco della popolazione. Ribaltando la comunicazione, credo che il 95% della popolazione italiana sarebbe contenta di beneficiare di servizi pubblici finanziati con la patrimoniale o di non pagare bolli o piccole imposte di natura patrimoniale.

È probabile che il governo dica: stiamo per fare la riforma fiscale, riparliamone fra qualche mese. È un controsenso fare la patrimoniale ora?
No. Ma c’è una questione di opportunità. Anche per i problemi di elusione ed evasione e spostamento dei capitali, un’imposta patrimoniale ha meno impatto sul gettito e sulla diseguaglianza rispetto ad una riforma generale dell’Irpef. Il vero problema dell’Italia è che l’Irpef ormai è un pasticcio: è fintamente progressiva perché gli scaglioni più alti sono troppo vicini e i vari regimi forfettari ne riducono la base imponibile. Ormai la pagano solo i lavoratori dipendenti e pensionati. La riforma deve puntare ad allargare la base imponibile e a renderla più progressiva, togliendo detrazioni e regimi forfettari e aumentando la progressività, come il governo ha annunciato di fare nelle premesse in legge di bilancio. Comunque, riforma fiscale e patrimoniale possono percorrere binari paralleli, anche perché sul tema della riforma fiscale il confronto è meno incandescente.

Lei prima accennava l’idea di reintrodurre una tassa di successione. Il Forum Disuguaglianze di Fabrizio Barca propone di dare così 15 mila euro a ogni diciottenne.
Sì, reintrodurre la tassa di successione è una priorità. Come proponeva l’economista Atkinson, il Forum disuguaglianze pensa di introdurre un’imposta di successione per destinarne i proventi ai giovani per ridurre la disuguaglianza intergenerazionale. Analogamente, la patrimoniale potrebbe essere accettata dal ceto medio se si specifica che le risorse avranno uno scopo preciso, per esempio finanziare l’istruzione e la sanità. Spiegare agli italiani che le risorse della patrimoniale non vanno nel solito calderone può convincerli della bontà della riforma. Per questo credo che accoppiare un’imposta patrimoniale con una di successione possa dare più forza alla proposta.