L’EGEMONIA DEL SENSO COMUNE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’EGEMONIA DEL SENSO COMUNE da IL MANIFESTO

Un Musk alfa si aggira per i cieli

RI-MEDIAMO. Se non ci si inserisce nel tessuto nervoso dei flussi di dati, si pensa di non esistere. Ecco, dunque, che l’astuzia rapace di Musk ha annusato la preda maggiormente scalabile

Vincenzo Vita  27/04/2022

Diciamo la verità. Fino a poco tempo fa, il nuovo super oligarca dalla foggia post-moderna e dall’espressione artificiale (intelligenza2.0?) non era neppure granché noto. Anzi.

Dalle tribune dei decisori politici, spesso indietro di un po’ di puntate, si levava probabilmente – a sentirne il nome- l’attenzione afona che si presta a un carneade qualsiasi.

Ora, figuriamoci. A partire dai repubblicani statunitensi, è tutto un corteggiamento, scaturito in un pressing alquanto sostenuto per far ottenere al miliardario (il più ricco del mondo?) i prestiti bancari necessari per il grandioso esborso di 44 miliardi di dollari volto all’acquisto del social dei piani alti della navigazione: Twitter. Ha ben scritto sull’argomento Giovanna Branca su il manifesto dello scorso martedì 26 aprile.

Sembra utile, però, cercare di interpretare un evento gravido di conseguenze.

Intanto, una considerazione sul contesto. Il potente magnate ha un enorme potenziale tanto nelle attività finanziarie, quanto per la varietà dei settori in cui opera. Dalle auto elettriche della sua Tesla, alla struttura spaziale SpaceX cui fanno riferimento 18.000 satelliti (gli Stati uniti ne hanno 1.600 e la Cina 200), all’intermediario per i pagamenti elettronici PayPal, al business delle microbiologie. Un impero sconfinato, superiore a quelli dei blasonati tycoon delle Tech. E qui, forse, sta un punto chiave della vicenda. All’estensione proprietaria non corrisponde un ruolo pubblico adeguato.

L’antica maledizione dei capitalisti d’assalto cambia veste, ma rimane. In altri tempi il problema era l’acquisizione delle testate di una carta stampata ancora in salute. Poi seguì l’epopea televisiva analogica e generalista, quando la comunicazione divenne direttamente politica. Il caso Berlusconi assunse una funzione anticipatrice di una tendenza assurta a normalità con l’incrocio tra il leaderismo politico e lo spregiudicato utilizzo dei social.

Se non ci si inserisce nel tessuto nervoso dei flussi di dati, si pensa di non esistere. Ecco, dunque, che l’astuzia rapace di Musk ha annusato la preda maggiormente scalabile. Twitter ha circa 200 milioni di utenze realmente attive, meno di un decimo di Facebook. Tuttavia, dispone di una clientela di personalità politiche e istituzionali, di manager e dirigenti. E, soprattutto, è il canale molto utilizzato da chi opera professionalmente nell’informazione: 5 milioni di giornaliste e giornalisti.

Annunci a catena hanno svelato gli intenti: il social verrà potenziato e ridefinito, senza barriere di ingresso. Tradotto: Trump, espulso dopo i fatti di Capitol Hill, verrà riammesso. E se l’Europa – dopo il regolamento sulla privacy del 2016- sta varando normative meno generiche in materia di responsabilità dei gestori (appena varato il Digital Services Act), chi se ne importa. I nuovi oligopoli sono una sorta di meta stati, disinteressati a leggi e regolamenti che hanno difficoltà persino a individuarne le sedi legali.

Se si unisce l’abile entrata nella scena dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi di scrittura automatica, si comprende che Twitter assumerà sembianze tutt’altro che aperte e buoniste come Musk promette. Si passerà ad un ulteriore stadio della profilazione, quella neurale.

Insomma, le cose della realtà fanno impallidire i capolavori della fantascienza e Orwell ci sembra ormai un buontempone. Ma la sfida è a Mark Zuckerberg, a Jeff Bezos, a Tim Cook, al pioniere Bill Gates che oggi al confronto sembra un bravo ragazzo (e non è vero).

Altro che operazione finanziaria. Arriva una slavina, dalle conseguenze più che imprevedibili, ma certamente non banali o effimere.

La spinta ad osare così sarà pure venuta dal credito acquisito dal guerriero alfa grazie all’aiuto sostanzioso fornito all’Ucraina per ripristinare una rete decente Internet attraverso la flotta satellitare. Un’attività dettata, si potrebbe giurare, dall’accreditamento verso i gruppi dirigenti d’oltre oceano ed europei e non dal dramma del popolo attaccato. Del resto, la tragica guerra ha spezzato il villaggio globale. Russia, Cina e India vanno per conto loro.

Musk gira pagina.

L’Unione europea: «Musk dovrà adeguarsi alle nostre leggi»

STATI UNITI. Scalata a Twitter dell’uomo più ricco del mondo. Il Ceo ai dipendenti: quando il passaggio sarà definitivo i vostri posti non saranno più al sicuro

Giovanna Branca  27/04/2022

Alla notizia che l’autoproclamato «fondamentalista della libertà di parola» era riuscito a “conquistare” Twitter – dopo la quale le azioni Tesla sono crollate del 10% -, la stessa Ue è intervenuta con un avvertimento: per stare nel Vecchio Continente Musk dovrà giocare secondo le regole – in particolare quelle dettate dal Digital Services Act che dovrebbe entrare in vigore nel 2024. Che prevede tra le altre cose il divieto di inserzioni mirate ai minorenni o su «informazioni sensibili» degli utenti, e che i governi dei paesi membri possano intervenire e imporre la rimozione di «contenuti illegali» quali all’odio, le truffe o l’ abuso di minori. «Che si tratti di macchine o social media – ha scritto proprio su Twitter il Commissario per il mercato interno della Ue Thierry Breton – qualunque compagnia operi in Europa deve adeguarsi alle nostre regole. Il signor Musk lo sa bene». E, aggiunge il portavoce della Commissione europea Johannes Bahrke, «Il nostro Dsa si applica a tutte le principali piattaforme, per garantire che il loro potere sul dibattito pubblico sia soggetto a regole democratiche per meglio proteggere i diritti fondamentali online».

Un quadro normativo in opposizione con la visione della «libertà di parola» spesso enunciata dallo stesso Musk, che ora potrebbe riammettere sulla piattaforma persone bannate indefinitamente come Alex Jones (secondo il quale le vittime della sparatoria di Sandy Hook sono attori prezzolati) o lo stesso ex presidente Trump, “cacciato” dopo il 6 gennaio – ma che ha detto (difficile credergli) di non avere intenzione di tornare su Twitter , preferendogli il proprio social, Truth.

Intanto, della scalata di Musk si rallegra il fondatore e ex Ceo di Twitter, Jack Dorsey: «È la soluzione di cui più mi fido». Mentre l’attuale Ceo Parag Agrawal ha avvisato i dipendenti: i loro posti di lavoro sono al sicuro solo finché il passaggio nelle mani di Musk non verrà finalizzato.

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