LEGALIZZAZIONE = LOTTA ALLE MAFIE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LEGALIZZAZIONE = LOTTA ALLE MAFIE da IL MANIFESTO

Droghe, a Genova si tenta di voltare pagina

Genova. Al via la VI Conferenza nazionale sugli stupefacenti. Senza la cannabis. Forte contrasto tra gli interventi degli esperti e quelli dei ministri

Eleonora MartiniGENOVA  28.11.2021

L’impostazione della VI Conferenza nazionale sulle dipendenze che si è aperta ieri a Genova, è – per volontà della ministra alle politiche giovanili Fabiana Dadone – un timido, disperato ma non impossibile tentativo di affrontare il nodo delle sostanze stupefacenti e delle dipendenze in modo razionale e de-ideologizzato. E di voltare pagina rispetto all’ultima Conferenza tenutasi a Trieste nel 2009, quella dove, come ricordavano alla Fuoriconferenza degli autoconvocati, «si è celebrato il matrimonio tra patologizzazione e repressione» (Susanna Ronconi). Ci proverebbe, la ministra, a cogliere l’esortazione di «pensare alla grande» che don Andrea Gallo aveva espresso proprio qui a Genova vent’anni fa, alla terza conferenza governativa.

Il «prete da marciapiede» per eccellenza viene evocato in molti interventi, anche dall’arcivescovo di Genova che va giù diretto più di tanti ministri: «I tabù non servono più a nessuno», dice alla platea ammessa nella magnifica Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, affollata da prelati e divise d’ordinanza (ma i giornalisti non possono entrare). Il senatore azzurro Gasparri e l’ex Giovanardi (autore della legge carcerocentrica e incostituzionale che porta il suo nome), seduti in prima fila, soffrono, non applaudono mai, tranne che alla ministra Gelmini quando condanna la legalizzazione della cannabis. Ma la titolare degli Affari regionali, se non altro, evoca il tema tabù. Il referendum sulla legalizzazione della cannabis che ha raccolto 630 mila firme, infatti, non viene neppure ricordato dalla Conferenza governativa nata per fare il check alle politiche sulle droghe.
Chissà che non sia proprio questo il motivo per il quale la poltrona riservata al ministro della Salute Roberto Speranza rimane vuota. E, mentre intervengono dal vivo o con videomessaggi ben 20 tra ministri e rappresentanti delle istituzioni, Speranza non invia neppure un breve testo registrato di saluto.

IN QUESTO CONTESTO, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha gioco facile nel fare la parte del leone, quando dice che con «la tolleranza zero non si è certo vinta la guerra alle dipendenze», che è ora di smettere di strumentalizzare il tema droghe a fini elettorali, che «l’approccio meramente repressivo è stato pregiudizievole e respingente, e non si è fatto carico delle fragilità», che la questione droghe non riguarda solo i giovani e «le fasce vulnerabili della società», ma anche «le élite», e che auspica «una pietra tombale su una stravagante tentazione di immaginare una via solo italiana di lotta alle droghe». Perché «non possiamo ignorare» le nuove politiche europee, tanto più se «un partner importante come la Germania sta pensando di cambiare linea su questo fronte». La parola cannabis però non riesce proprio a pronunciarla (ma fa infuriare lo stesso Salvini che gli suggerisce di occuparsi di lavoro).

QUELLO CHE SALTA agli occhi nel primo giorno dei lavori della Conferenza intitolata «Oltre le fragilità» – che si conclude oggi con (forse) una bozza di relazione da inviare al Parlamento per una messa a punto della legge – è la forte distanza tra le dichiarazioni ingessate dei politici, quasi immutate nel tempo, che non restituiscono le trasformazioni totali cui abbiamo assistito in questi dodici anni, e i tavoli tecnici come quello sulla «Realtà penale e penitenziaria della dipendenza» coordinato da Leopoldo Grosso (Gruppo Abele), dove esperti del calibro di Cafiero De Raho (procuratore nazionale antimafia), don Ciotti (Libera), Patrizio Gonnella (Antigone), Luciano Lucania (Società italiana sanità penitenziaria), Mauro Palma (Garante nazionale detenuti) e Ferdinando Ofria (economista dell’università di Messina) mettono il dito nella piaga, chiedendo in modo netto e con dati, slide e studi dettagliati, la modifica dell’attuale Testo unico sulle droghe del 1990. Legge che, come fanno notare dal mondo dell’associazionismo, non ha affatto fallito, avendo ottenuto forse proprio quel risultato che i suoi estensori si proponevano: incentrare tutte le politiche sulle sostanze e non sulle persone; allineare ogni tipo di consumo alla dipendenza patologica, semplificare la questione anziché riconoscerne tutta la sua complessità, come sollecita Gonnella.

La ministra Dadone pone le scuse istituzionali per questi dodici anni di latitanza governativa, auspica di «arrivare alla stesura del piano nazionale di azione» e all’«innovazione di quello che oggi è chiamato ancora Dipartimento delle politiche antidroga, per provare a estendere la definizione di dipendenze». Spiega che a motivarla ancora di più sono stati alcuni tossicodipendenti e operatori recentemente incontrati, come quelli di «una comunità dove si usano metodi innovativi come l’arrampicata a scopi terapeutici», struttura che «ha espresso un solo auspicio: diventare un modello per tutta Italia». La ministra infatti la scorsa settimana ha visitato la storica Comunità semi-residenziale “La Tenda” di Roma, dove ha potuto verificare che senza fondi ad essere fragili non sono solo i tossicodipendenti ma anche chi se ne prende cura. In manovra, però, annuncia Dadone, «abbiamo già ottenuto due milioni di euro per la prevenzione alle dipendenze quest’anno, e due milioni per l’anno prossimo».

IN POCHI, PERÒ, sembrano seguirla nel suo timido tentativo di voltare pagina. Un supporto lo trova naturalmente nei suoi colleghi di partito, il presidente della Camera Fico e il ministro degli esteri Di Maio che ricordano l’immenso patrimonio gestito dal mercato illegale delle droghe e l’altrettanto grande danno procurato alle vite delle persone, e invitano a seguire le indicazioni delle organizzazioni internazionali nel contrasto ai traffici. Anche Cafiero de Raho, il procuratore antimafia che già auspicò la legalizzazione della cannabis per combattere le narcomafie, ha riferito ieri che «nell’ultima riunione della conferenza Onu si è espresso un forte orientamento di modifica alle politiche del proibizionismo», e ha indicato il testo di legge sulla depenalizzazione dei fatti di lieve entità firmato dal deputato di + Europa, Magi, come un «testo meritevole di considerazione». Peccato che dal governo, nella Sala del Maggior consiglio, non sia arrivato altro meritevole di considerazione.

«Fuoriconferenza», lo sguardo sul mondo che non trova spazio a Palazzo Ducale

Genova. Al contro-summit le esperienze antiproibizioniste praticate in Uruguay e Canada

Marco Perduca  28.11.2021

La VI Conferenza nazionale sulle droghe ha affrontato la dimensione internazionale solo in due momenti: Di Maio, che ha elencato gli sforzi dell’Italia in seno a Onu, Osce e nei rapporti bilaterali per il contrasto al narcotraffico, Orlando che ha articolato l’unica critica all’impianto punizionista della Legge 309/90 e alle ipocrisie che inquadrano il dibattito ricordando le decisione della Germania di legalizzare la cannabis – “non esiste una via italiana della lotta alla droga” ha detto, occorre guardare almeno all’Europa.

Alla vigilia dell’incontro governativo la Società Civile si è autoconvocata a Genova per affermare “Stop the war on drugs: Facciamo la pace con le droghe e con chi le usa”. Sono stati affrontati temi assenti nel programma ufficiale come l’analisi dell’impatto sui diritti umani del Testo Unico sugli stupefacenti, usi e stili di consumi e, per l’appunto, il panorama internazionale. Prima dell’arrivo della ministra Dadone, la prima ministra alle politiche antidroga che partecipa a un incontro delle associazioni, sono state ascoltate le esperienze internazionali sulla cannabis in rapporto con le convenzioni internazionali. Leonardo Fiorentini, direttore di FuoriLuogo, ha ricordato che le politiche nazionali sugli stupefacenti derivano dalle Convenzioni dell’Onu del ‘61, ‘71 e ‘88. Se 40 anni fa erano usate per giustificare le più violente guerre alla droga, negli ultimi anni “flessibilità” e “interpretazione” hanno aperto la strada ai governi che hanno avviato riforme strutturali.

Il meccanismo delle Convenzioni, e la loro stessa base ideologica, rende impossibile la loro riforma. Un processo pragmatico di svuotamento che come dimostrano i casi di Uruguay e Canada, pone la tutela della salute e la tutela dei diritti di chi consuma senza recar danno ad altri alla base della rivendicazione della sovranità nazionale. Nazlee Maghsoudi del Centre on Drug Policy Evaluation di Toronto ha ricordato il complesso processo politico che ha portato il Canada a legalizzare la cannabis. Se si sono create le condizioni per creare un mercato realmente controllabile, restano grossi problemi di giustizia sociale ed è incerta la sorte di chi ha subito condanne o è in carcere per violazioni dei divieti cancellati. Daniel Radío Presta, segretario generale della Giunta Nazionale di Droghe dell’Uruguay, si è soffermato sugli aspetti positivi della regolamentazione della cannabis nel suo paese – il primo al mondo a rompere col proibizionismo globale. Il fenomeno si è sostanzialmente contenuto, l’età di primo consumo e la percezione del rischio sono aumentate.

L’ufficio di Radío Presta produce statistiche e studi per valutare costantemente l’impatto della legalizzazione e raccomandare eventuali aggiustamenti, un approccio adottato anche dal Canada che ha già aggiustato la legge del 2018. Maritza Perez della Drug Policy Alliance ha informato dell’imminente possibilità che il Senato Usa riprenda la discussione sul cosiddetto More Act adottato un anno fa dalla Camera con uno storico voto a favore della cancellazione della marijuana dalla prima tabella della legge federale sulle droghe. Tra i primi firmatari c’era l’allora senatrice Kamala Harris. Anche se tra i repubblicani c’è chi è a favore di una riforma, Joe Biden resta scettico su una modifica di tale portata.

Essendo gli Usa entrati in campagna elettorale per le politiche di mid-term, il tema potrebbe diventare motivo di aspro confronto nelle prossime settimane. Chuck Schumer, capogruppo Dem in Senato è però risoluto nel procedere. Andrew Bonello, direttore di Releaf Malta ha annunciato che il governo dell’isola sta per concludere una consultazione nazionale per regolare la cannabis: poche piante consentite e molte restrizioni ma sicuramente un passo avanti rispetto al contesto attuale. Usa e Canada stanno anche regolamentando gli psichedelici, depenalizzati anche per usi non medici, il Governo Trudeau ha esonerato alcuni malati dalla legge sulle droghe per fare consentire il ricorso alle psilocibine nelle fasi finali della loro vita. Esperienze e analisi che avrebbero potuto animare la Conferenza nazionale, proprio come gli interventi di Gelmini e Fedriga che hanno seguito quello di Orlando, fermi sulla proibizione a tutto.

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