GLI ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GLI ESPORTATORI DI DEMOCRAZIA da IL MANIFESTO

Il menù è solo americano, L’Europa non c’è

Vertice Nato. Il meeting dell’alleanza atlantica si apre sotto i «migliori auspici». Oltre al nemico numero uno Cina, a quello tradizionale, la Russia, si può anche pensare a una nuova campagna umanitaria del fronte delle «democrazie liberali» per esportare magari altra destabilizzazione, dopo l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria e la Libia. All’Europa non conviene, ma abbozza

Alberto Negri  13.06.2021

Il vertice Nato di domani a Bruxelles, preceduto dal G-7 in Cornovaglia, inizia con due o tre barzellette e una cosa seria. La cosa seria è che il capo del Pentagono Lloyd Austin ha firmato una direttiva di allerta alle forze militari per fronteggiare la Cina come la sfida numero uno degli Usa e dell’Occidente.

Nel pacchetto proposto dagli Usa di Biden al vertice Nato c’è ovviamente anche il bersaglio Russia, con l’idea di un’alleanza tra le «democrazie liberali» europee da schierare contro Pechino e Mosca. In testa c’è sempre l’idea di un allargamento a Est della Nato che non farà altro che irrigidire il Cremlino in vista del vertice tra Biden e Putin.

Che cosa ci guadagna l’Europa in questa «prospettiva» di rapporti con la Russia e la Cina non è per niente chiaro. Visto che tra l’altro l’Alleanza Atlantica viene dal ritiro in Afghanistan che non è stato sancito dai Paesi Nato ma dalle trattative degli americani in Qatar con i talebani. Gli europei non hanno deciso niente se non il giorno della cerimonia dell’ammainabandiera.

Questo significa che gli Stati uniti quando c’è da stabilire qualche cosa lo fanno per conto loro e poi lo comunicano agli altri che devono trangugiare il loro menù, che piaccia o meno.

Ed eccolo il menù americano. Biden ha invitato gli altri leader a mandare un messaggio contro «i lavori forzati» e il trattamento della minoranza musulmana uigura nello Xinjiang da parte di Pechino. Come altro passo ha presentato una «via della Seta» occidentale. Dietro questo apparente umanitarismo si nasconde la nuova trappola: i talebani, mai dissociati nei fatti da al Qaida, e l’Isis, diffuso nella provincia del Khorasan, possano diventare uno strumento per destabilizzare con i jihadisti lo Xinjiang musulmano.

Magari lasciando sul posto la Turchia di Erdogan, membro della Nato che è diventato il maggiore manovratore di jihadisti tra Siria e Libia. Insomma anche dalla sconfitta in Afghanistan non si butta via niente e tutto si può riciclare.

Il vertice Nato si apre quindi sotto i «migliori auspici». Oltre al nemico numero uno Cina, a quello tradizionale, la Russia, si può anche pensare a una nuova campagna umanitaria del fronte delle «democrazie liberali» per esportare magari altra destabilizzazione, dopo l’Afghanistan, l’Iraq, la Siria e la Libia. Una catena di devastanti insuccessi. E in più gli Usa ci guadagnano economicamente, forse noi un po’ meno.

Perché l’Europa ha i «suoi» interessi economico-commerciali con la Cina e non vuole tagliare i ponti con Pechino, tanto è vero che nel 2020 la Cina ha superato gli Usa ed è diventata il primo partner commerciale dell’Unione. La realtà è che gli Usa, soprattutto nel settore tecnologico, stanno facendo pressioni sugli europei: da oggi si torna a comprare «americano».

Il summit atlantico a Bruxelles sarà l’occasione per ribadire questo messaggio. Lo sentiremo probabilmente nell’incontro tra Biden ed Erdogan, il quale ha acquistato da Putin le batterie anti-missile S-400. Un’anticipazione si è avuta nell’incontro nel porto siciliano di Augusta dove sulla portaerei più grande d’Europa, l’inglese Queen Elisabeth, si sono riuniti il ministro della difesa Guerini e due suoi colleghi, il britannico Ben Wallace e il turco Hulusi Akar.

Biden detesta Erdogan ma alla fine troveranno un accordo perché la Turchia si oppone alla Russia su tre fronti, Siria, Libia e Azerbaijan, E anche l’Italia si accomoderà con Erdogan magari scambiando le quote del gas Eni nel conteso mare di Cipro con qualche concessione in Libia dove la Turchia ha una sorta di protettorato sulla Tripolitania.

E veniamo alle barzellette. Che esista una politica estera europea ormai fa ridere tutti. Merkel è in liquidazione, Macron se la passa male (Johnson è più transatlantico che mai grazie alla Brexit). Se è vero che gli Usa hanno sospeso per ora le sanzioni contro il gasdotto North Stream 2 tra Russia e Germania, Washington non ha certo rinunciato a far saltare il progetto nominando Amos Hochstein, ex consulente di Obama e Biden, inviato speciale per gli affari energetici.

Hochstein ha fatto parte nel consiglio di supervisione del colosso energetico ucraino Naftogaz. E come tutti sanno il figlio di Biden, Hunter, è stato coinvolto in affari poco chiari nel settore del gas proprio in Ucraina. Hochstein è stato l’uomo ombra di Biden nel settore energetico. Questo ex ufficiale dell’esercito israeliano è stato quello che ha già fatto saltare il South Stream con Mosca (2 miliardi di commesse Saipem): attenzione non è un ecologista, lui sponsorizza il gasdotto Tap.

L’ultima storiella ci riguarda direttamente. Biden ha promesso a Draghi pieno sostegno sulla Libia; il presidente Usa è incerto solo su un punto: se raccontare o no al premier la barzelletta sulla «cabina di regia italiana» già promessa da Obama e Trump. E questo dopo avere bombardato Gheddafi nel 2011 con Francia e Gran Bretagna. Il figlio di Gheddafi Seif Islam intanto si vorrebbe candidare alla presidenza, sostenuto dell’attuale premier Dbeibah che aveva guidato una delle società di investimento di Seif. Capite bene in che mani siamo.

Heinz Bierbaum: «L’Alleanza atlantica non è riformabile»

Alleanza atlantica. Parla il presidente della Sinistra europea nell’Europarlamento Oggi e domani a Bruxelles controvertice pacifista «No to war»

Gregorio Piccin  13.06.2021

Con l’80,4% della produzione globale di armi e sistemi d’armi controllata dalle proprie multinazionali di bandiera l’Occidente è il protagonista indiscusso della corsa agli armamenti; e con pretesti «umanitari», «democratici» e menzogne poi svelate – vedi lo spionaggio Usa ai danni di Angela Merkel – ha sistematicamente destabilizzato Balcani, Mediterraneo e Medio Oriente spalancando più o meno consapevolmente le porte al jihadismo, asfaltando il diritto internazionale ed il multilateralismo.

Nessun ravvedimento o autocritica, nessuna assunzione di responsabilità: domani a Bruxelles si terrà il vertice Nato che chiuderà un anno di consultazione tra gli alleati per la definizione dell’agenda «Nato 2030» per una rivisitata Carta Atlantica.

In un clima politicamente corretto (quote rosa per gli/le esperti/e indipendenti, delegazioni parlamentari, giovani e società civile) si prenderanno decisioni per «rendere una forte alleanza ancora più forte» ha preannunciato il segretario generale Jans Stoltenberg.

Tuttavia le pietanze principali servite al vertice sono come sempre preparate nelle cucine del Pentagono e del complesso militare industriale euro-atlantico: nuova guerra fredda contro Cina e Russia, una spruzzata di lotta al terrorismo e ancora esorbitanti investimenti che dovranno essere «incrementati e spesi meglio».

Ma c’è chi dice no: oggi e domani la Sinistra europea ed il movimento internazionale No to war – No to Nato saranno nelle strade ed in video conferenza a Bruxelles per il loro contro vertice. Heinz Bierbaum, della Linke e presidente della Sinistra europea nell’ Europarlamento i lavori con lo slogan «No alla Nato, sì alla Pace».

Presidente, Nato e Pace stanno agli antipodi, ma l’Alleanza è qualcosa di riformabile o è un ferro vecchio?

Non credo che l’Allenza atlantica sia riformabile. È un prodotto delle guerra fredda e non ha una strategia adeguata per i giorni nostri, fa una politica molto aggressiva, soprattutto nei confronti della Russia. Il presidente francese Macron la descrisse come «morte celebrale».

La Nato, rilanciando la nuova guerra fredda di Biden, definisce Cina e Russia delle minacce ma per molti Paesi europei sono ancora partner commerciali di rilievo strategico. A quali interessi risponde questa nuova guerra fredda?
La nuova guerra fredda è l’espressione della lotta degli Stati uniti per la supremazia. Biden non è Trump e fa un’altra politica economica e sociale, ma per quanto riguarda la politica estera non c’è differenza tra Biden e Trump. “America first” è sempre valido. Gli Stati uniti vogliono i Paesi europei e la Ue come fedeli alleati. Credo che sia necessario che gli stati europei e l’Ue perseguano un’altra politica, una politica non subordinata agli interessi degli Stati Uniti, più indipendente e autonoma.

La Ue è in fase di pesante riarmo. Adeguamento alla richiesta Nato di arrivare al 2% del Pil per le spese militari o autonoma espressione di neocolonialismo?
Siamo chiaramente contrari ad un aumento. È necessario il contrario, cioè la riduzione delle spese militari. La pandemia, che ha reso evidenti i deficit del nostro sistema sanitario: è l’occasione per ridurre drasticamente le spese militari a favore del sistema sanitario ed anche dei servizi pubblici in generale. I Paesi europei non devono cedere alla pressione da parte degli Stati uniti e della Nato. Non devono essere trattati come una colonia.

Gli Usa investiranno 711 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per modernizzare l’arsenale nucleare. Paesi europei come Italia, Germania, Olanda e Danimarca partecipano al Nuclear Sharing della Nato ospitando testate nucleari Usa e addestrando i propri piloti al bombardamento atomico. L’orologio dell’Apocalisse segna 100 secondi alla mezzanotte…
Siamo in una situazione molto preoccupante. Una Nato con armi nucleari – un incubo. Occorre una nuova iniziativa per il disarmo, in particolare per quanto riguarda le armi nucleari.

Quali sono le alternative all’unilateralismo Ue-Nato? Quali le strade da seguire per aprire una fase di distensione?
L’alternativa a un mondo bipolare o unilaterale è un mondo multipolare. Occorre un nuovo internazionalismo basato sulla cooperazione e non sul confronto. Si devono riconoscere e rispettare le culture diverse. Noi vogliamo un’Unione europea più indipendente. La Nato deve essere sciolta a favore di un nuovo sistema di sicurezza collettiva che includa anche la Russia.

Presente e passato della belligeranza Nato pongono un serio problema di responsabilità di guerra. In Serbia, ma non solo, si continua a morire per l’esposizione all’uranio impoverito rilasciato con i bombardamenti del 1999. Chi pagherà il conto aperto di questa perdurante strage?
I bombardamenti con uranio impoverito sono un crimine di guerra. Gli effetti erano e sono ancora gravissimi – cancro ed altre malattie. Ci sono molte persone che soffrono. Purtroppo questi fatti non sono molto conosciuti. “…Stiamo valutando la proposta che ci è arrivata dall’Italia, in particolare da Rifondazione Comunista per sostenere la nuova fase di processi alla Nato che stanno partendo in Serbia per risarcire vittime e familiari”