DISCUTERE DI PANDEMIA SENZA RETORICA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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DISCUTERE DI PANDEMIA SENZA RETORICA da IL MANIFESTO

Discutiamo di pandemia senza retorica e senza chiusure identitarie

Roberto Felice Pizzuti  27.11.2021

Nel dibattito su come ci si debba rapportare al movimento dei no-vax, no-green pass e alle loro manifestazioni di piazza, c’è una posizione diffusa anche in parte della sinistra perché tocca o ammicca impropriamente ad alcune sue sensibilità identitarie.

Questa posizione, appoggiandosi alla valutazione in sé corretta, che i problemi connessi alla pandemia siano ben altri rispetto a quelli riconducibili all’azione di quel movimento, finisce per attenuarne le pur evidenti responsabilità e i gravi pericoli che esso genera.

Per esempio attaccare chi sosterrebbe, esageratamente, che quel movimento ci avrebbe portato sulla soglia di un’esplosione di violenza sovversiva, diventa un artificio retorico che indebolisce, proprio avendole esagerate, le critiche ben ponderate che invece è necessario rivolgergli per neutralizzare la sua azione deleteria.

Questa retorica finisce per distrarre l’attenzione dal fatto che il movimento dei no-vax e affini e chi lo cavalca politicamente pescando nel torbido del populismo più retrivo, stanno ostacolando la lotta al contagio da Covid-19, il ché, per dirla senza un filo di retorica, lede un interesse generale di grandissimo rilievo. Né si possono sottovalutare il rilievo simbolico e i precedenti storici evocati dall’assalto alla sede della CgilL cui, peraltro, almeno finora, non ha fatto seguito alcun provvedimento verso l’organizzazione fascista che l’ha organizzata.

Un equivoco da sfatare, perché suscettibile di far proseliti a sinistra, è che le limitazioni oggi richieste per le manifestazioni dei no-vax potrebbero poi estendersi ad altri ambiti di legittimo dissenso, a danno della libertà di espressione e del diritto di organizzare manifestazioni. Anche questa preoccupazione è distorta dal benaltrismo, nel senso che si evocano “ben altre” conseguenze negative future che sarebbero ascrivibili ai divieti oggi sostenuti contro il movimento no-vax.

Ponendo sullo stesso piano le motivazioni, le giustificazioni e le conseguenze di scelte operanti su piani qualitativi diversissimi. Sarebbe sensato, ad esempio, se per difendere la generale libertà d’opinione si consentissero manifestazioni pubbliche di organizzazioni che la negano? Si potrebbe permettere a chiunque di costruire ponti o fare interventi chirurgici senza aver dato prove che ne attestano la capacità? E in situazioni pandemiche, è pensabile che in nome della libertà dei singoli si possa concedere a ciascuno di potersi muovere liberamente in ambienti anche affollati senza alcuna precauzione contro il contagio?

Molte e rilevanti sono le questioni da valutare nell’analisi della pandemia e delle azioni di contrasto ai suoi drammatici effetti come, ad esempio:

  • la necessità in primo luogo etica di vaccinare gli abitanti dei paesi meno sviluppati (anche per ostacolare la circolazione globale di nuove varianti del virus meno controllabili, come quella individuata in Sudafrica);
  • le modalità d’intervento sui brevetti per limitarne gli effetti controproducenti sulla più ampia diffusione dei vaccini e dei farmaci;
  • la necessità di rafforzare i sistemi sanitari pubblici anziché indebolirli come si è fatto negli ultimi decenni; considerare adeguatamente i timori per i possibili effetti collaterali dei vaccini; ecc.

Ma affrontare questi problemi non toglie che l’azione esercitata dai no-vax sia pericolosa e debba essere efficacemente contrastata.

Se solo in Italia sono morte più di 133.000 persone per il Covid (ma i dati Istat di confronto con le tendenze della mortalità pre covid-19 fanno ritenere che questa cifra sia sottovalutata) la colpa non è dei no-vax, ma sicuramente essi ancora contribuiscono a frenare la lotta al contagio.

L’istituto Superiore di Sanità stima che la percentuale dei contagiati di Covid tra i non vaccinati è nove volte superiore a quello tra i vaccinati.

Un conto è rispettare i diritti delle minoranze, altro è che la loro osservanza vada a discapito di quelli della maggioranza che, come in questo caso, affondano le loro giustificazioni anche nelle analisi e raccomandazioni della comunità scientifica mondiale.

Si deve discutere senza retorica e con razionalità, ma soprattutto senza chiudersi in recinti pseudo identitari che spesso servono solo a distinguersi anche quando non ve n’è motivo; come accade anche nella sinistra (tranne poi a sorprendersi di scoprire con chi ci si ritrova accomunati).

Il grano e il loglio delle manifestazioni no-vax

Pandemia. Sovranisti, nazisti e anti immigrati hanno campo libero in piazze dove nessun’altra forza si impegna a promuovere un orientamento diverso. Come negli stadi. Le mobilitazioni riflettono un crollo della fiducia nelle istituzioni, nei governi, nei partiti; ritenuti irresponsabili, e catturati dagli interessi di big pharmaGuido Viale  27.11.2021

Si moltiplicano in molti paesi le manifestazioni, anche violente, contro le misure di contenimento del Covid-19: mascherina, distanziamento, lockdown, obbligo vaccinale o green pass (che lo è di fatto). Non se ne può ignorare il significato politico (se lo hanno) o culturale e antropologico, che c’è; meno che mai trattarle con sufficienza.

Sono in tanti, non ci sono solo in Italia: debolezza e inconsistenza della politica, se hanno a che fare con esse, sono generalizzate. Prevalgono impronte sovraniste e anti-immigrati e rilevanti presenze di nazisti. Sono no-vax anche loro? Non è detto, ma hanno campo libero in piazze dove nessun’altra forza organizzata si impegna a promuovere un orientamento diverso. Come negli stadi.

Ma molti cartelli e slogan non rivendicano solo una generica libertà (che può avere le più diverse declinazioni), vertono sulla difesa dei diritti dei lavoratori, soprattutto quello di lavorare e di scioperare, sulla volontà di non dividersi tra vaccinati e non, sulla lotta ai poteri forti. D’altronde i portuali di Genova, in prima linea contro il traffico di armi, hanno solidarizzato con quelli di Trieste.

C’è una grande confusione in quelle posizioni, brodo di coltura ideale per fake news e complottismo paranoico. Così, in una manifestazione tedesca di no-vax si protestava contro l’invasione di immigrati contagiosi perché non vaccinati… E in altre si vedono cartelli di protesta contro il green paSS con le s delle SS, o manifestanti con le divise degli ebrei nei campi o la stella di David sul petto (per loro il green pass è «nazismo») accanto a cartelli che denunciano il complotto ebraico, resuscitando i Savi di Sion. Verosimilmente non sanno niente né degli uni né degli altri (e questo lo dobbiamo alla scuola e ai media).

Così una parte consistente di una manifestazione romana si è fatta trascinare da una squadra di nazisti all’assalto della Cgil quasi fosse un ufficio governativo, senza verosimilmente comprendere o condividere il significato di quella devastazione.

Contribuisce a quella confusione la continua esibizione di virologi che si contraddicono tra loro e con se stessi, le oscillazioni del governo, i voltafaccia di molti partiti e altrettanti «governatori» di Regioni, il grave silenzio su dati che potrebbero attenuare molte ostentate certezze. E anche il fatto che a invocare vaccino per tutti sia quella stessa Confindustria che per mesi ha obbligato gli operai ad andare al lavoro senza alcun presidio. L’importante – lo si è capito – è la ripresa, il Pil, la crescita, non la salute di chi lavora.

Quelle mobilitazioni riflettono un crollo verticale della fiducia nelle istituzioni, nei governi, nei partiti; la percezione di essere in mano a una generazione di politici irresponsabili, catturati dagli interessi di big pharma, tanto da non avere il coraggio di imporre la moratoria sui brevetti e un argine ai guadagni miliardari.

Ma, soprattutto, con l’imposizione di una «cura» uguale per tutti, senza attenzione alla persona (se non quando sta tirando le cuoia) e alla prevenzione, puntando sulle cause.

È mancato, sulla pandemia, sulle misure di contrasto e soprattutto sulla riorganizzazione della sanità in funzione della prevenzione, come d’altronde manca sulla crisi climatica e sulla cosiddetta transizione un dibattito pubblico all’altezza dei cambiamenti radicali che impongono: alle nostre vite, ma anche al sistema produttivo.

Di qui la convinzione che per l’establishment mondiale il futuro della sanità sia un sistema ipertecnologico da cui i «poveri della Terra», qui come nel Sud del mondo, dovranno sottomettersi senza discutere o essere esclusi; nella convinzione che qualcuno possa restar sano in un mondo malato.

Una percezione facile da strumentalizzare ha suscitato la ribellione di una platea ben più vasta dei pochi che si oppongono ai vaccini – o a questi vaccini – per fede, convinzione o affiliazione a comunità che ne temono l’azzeramento dei risultati ottenuti con anni di cure alternative. Ed è questa percezione che fa provare a molti manifestanti «la gioia della ribellione», l’orgoglio di una denuncia a cui tutte le forze politiche, istituzionali e culturali evitano di dar voce.

Quell’orgoglio che si esprime nel refrain cantato nei cortei: «La gente come noi non molla mai», che non ha niente a che fare con il truce «Boia chi molla» dei caporioni fascisti della rivolta di Reggio di 50 anni fa, né con il glorioso «Non mollare» dei fratelli Rosselli, di cui ben pochi dei manifestanti sanno qualcosa.

Quelle manifestazioni, proprio per la loro atroce confusione, sono la vera «rappresentanza» – o rappresentazione – di quella metà di italiani che non votano più, che a torto vengono spesso presentati come orfani di una fantomatica sinistra che non sa più mobilitarli (ma che una volta ricostituita potrà sempre recuperarli…). Ma non è così. Perché vanno invece accostati uno a uno, una a una, con un atteggiamento di ascolto umile e privo di troppe certezze.

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