DESERTO EMOTIVO DILAGANTE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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DESERTO EMOTIVO DILAGANTE da IL FATTO

“Tutti vogliono tornare alla normalità precedente (alla pandemia), senza riuscire a rendersi conto che sia proprio quella ‘normalità’ ad averci portato nella condizione in cui ci troviamo adesso.”

Cosa penso del green pass? Nessuno andava in piazza prima per cambiare quella vita assurda 

Simone Perotti  1 AGOSTO 2021

Mi chiedono cosa pensi io delle limitazioni, dei green pass… Mi chiedono perché dopo le ultime prese di posizione dei filosofi e dei giornali io non dica la mia.

Ma cosa ne devo dire, cosa devo pensare… Assisto impietrito alla follia interpretativa, cifra chiara e netta del sovvertimento dell’ordine dei fattori. Siamo nell’ipocrisia più ampia mai vista, nell’errore più marchiano… Cosa ne dovrei dire…?

Di quello che accade ho scritto oltre un anno fa, e varie volte, e poi in un libro addirittura, quando ancora non era chiaro a tutti quel che stava avvenendo. Scrivere dopo significa aver pensato dopo, e da un uomo che pensa per mestiere questo è l’unico passaggio intollerabile.

Ho dunque già detto, e lo ribadisco oggi, che nessuno si lamentava delle illibertà prima di questo virus. Nessuno andava nella sua piazza (non in piazza) a manifestare contro se stesso (se stesso…) per aver accettato tutte (ma dico tutte) le più antiche e moderne schiavitù.

Se anni fa parlavi di bisogno di lottare interiormente contro l’omologazione del pensiero, il conformismo assoluto sul lavoro, nel tempo, negli spazi abitativi (da troppo tempo si vive dove si abita, invece di abitare dove si vorrebbe vivere), nella gestione del denaro, nella conduzione delle relazioni… dopo un istante ti perdevi tutti per strada.

Se fino a un anno e mezzo fa accennavi appena alla descrizione del deserto emotivo dilagante, di quello spirituale incipiente, dell’insensatezza delle azioni ripetute maniacalmente… ti prendevano per radicale, oltranzista, perfino folle.

Se cercavi di spiegare il costo esistenziale di questo nostro modello di vita basato su lavoro-denaro-consumo-spreco, scelto da ognuno ogni giorno, mai avversato da nessuno, e che nessuno ancora oggi tenta di modificare… se provavi a illustrare l’errore di rotta ambientale, produttivo, delle risorse, o il fuori pista esiziale delle energie… ti additavano come un folle…

E adesso, solo adesso, qualcuno impedito a fare la vita precedente, quella assurda vita, parla di violazione delle libertà per un certificato obbligatorio o di garanzie di libertà grazie a un certificato? E qualcuno, oggi, solo oggi, parla del rischio di cittadini di serie A o di serie B, come se fino a ieri questo non fosse già, chiaro ed evidente davanti agli occhi di tutti?

Ma per caso siamo impazziti? O vogliamo prendere per i fondelli qualcuno?Nelle “vostre” lotte per rifare la vita sbagliata che facevamo ieri, non tiratemi dentro. Non coinvolgetemi nella difesa dell’assurdo. Nessuna limitazione che venga da fuori ci può togliere la libertà che non avevamo, non abbiamo, non avremo. Eravamo già immersi tutti in una vita estrema, logorante, piena di mancanze libertà o di finte libertà, cittadini di Serie A, B, C per mille motivi che nessuno discuteva, nessuno metteva in dubbio, prospettando nessun’altra vita possibile. Nessuno andava in piazza per cambiare vita, per lottare per la propria libertà, perché per farlo avremmo dovuto vedere la nostra schiavitù, cioè guardarci, con onestà.

La libertà viene da dentro. La libertà vera si sceglie. E si combatte per essa. Il suo premio è alto, non ha nulla a che vedere con l’autorizzazione a andare a un concerto al quale non andremmo mai, o in un ristorante dove quasi certamente mangeremmo malissimo al prezzo assurdo della bontà che non avremo.

Dei “vostri” green pass, odiati o amati, io non voglio nemmeno sentir parlare. Rifiuto di far parte di questi due ciechi schieramenti. Non mi associo a chi prende le parti di questo o di quel gruppo per ingraziarsi voti, lettori, follower.

Io sto faticando per la libertà, mia e altrui, da anni, per la via più lunga e faticosa. Lo faccio (lo facciamo, perché siamo tanti, anche se nessuno si accorge di noi) dai tempi in cui nessuno avrebbe rinunciato a nulla pur di modificare l’impostazione della sua vita, di questa vita, il cui impatto enorme sul pianeta (solo per dire dell’aspetto più macroscopico) pagheremo presto tutti amaramente. Non perdiamo tempo in piazza o sui social. Siamo correi di questa società. È una società sbagliata che si circoli o che si resti a casa. Con o senza mascherina, andava rifiutata, rifondata, cambiata già ieri. Lottare oggi, invocare la Costituzione, per tornare a quella vita, è semplicemente assurdo.