LA RIVOLUZIONE DELLA CURA È DI TUTTE LE DONNE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA RIVOLUZIONE DELLA CURA È DI TUTTE LE DONNE da IL MANIFESTO

La rivoluzione della cura è di tutte le donne

Oggi in piazza. A Roma alle 14 una vasta rete di associazioni e movimenti si ritroverà per la manifestazione indetta dall’Assemblea della Magnolia. Al centro il peso della pandemia sul lavoro femminile, il welfare carente, la violenza maschileAlessandra Pigliaru  25.09.2021

La pandemia, la crisi climatica, le tragedie della guerra e delle migrazioni. Sono solo alcuni dei temi che verranno discussi oggi in Piazza del Popolo a Roma, dalle 14, nell’ambito della manifestazione Tull Quadze (in pashtu significa Tutte le donne), indetta dall’Assemblea della Magnolia, realtà femminista composita nata su iniziativa della Casa internazionale delle Donne di Roma, come luogo simbolico e materiale di incontro dall’estate del 2020 per confrontarsi attorno alla attuale crisi sanitaria e politica.

ATTIVISTE, ASSOCIAZIONI, movimenti, rappresentanti delle istituzioni, cittadine ma non solo, ciò che andrà in scena oggi è l’esito di un percorso di pratiche e saperi critici che, per stare sul tempo recente, sono segnati da due passaggi precedenti e distinti: il primo è il documento del 21 di febbraio 2021, sottoscritto dalle donne dell’Assemblea della Magnolia a proposito della complessità presente e la conseguente necessità di un cambio di paradigma capace di aprire a un discorso schietto quanto irrimandabile sulla cura del vivere, del vivente non solo umano, del mondo.

Il secondo momento è più recente e fa seguito a ciò che avveniva in Afghanistan lo scorso agosto, prima della caduta di Kabul: oltre 300 associazioni e moltissime donne qui in Italia, insieme a collettivi e cittadine, hanno sottoscritto un appello contro la guerra e contro ogni forma di violenza.

TRA LE PRIME FIRMATARIE (insieme alla Casa internazionale, l’Associazione Orlando, Le Contemporanee, Pangea, Donne per la salvezza, Asvis, Fuori Quota, Soroptimist International Italia, Rete per la parità, Differenza Donna, Be Free) avevano ottenuto, il 19 di agosto, un incontro alla Farnesina con il sottosegretario Benedetto Della Vedova, per chiedere l’apertura di corridoi umanitari e l’accoglienza delle e dei rifugiati afghani; un passaggio poi intensificatosi con l’appuntamento del 16 di settembre con la prefetta Lattarulo.

CHE OGGI ALLORA si arrivi alla piazza con questi due elementi, nominando cioè «la rivoluzione della cura» e il protagonismo femminile là dove ci sia di mezzo «la vita stessa», assume una consistenza politica che esige, ancora una volta, di prendere parola su ciò che sta capitando, offrendo sguardo e ampiezza contro la mediocrità imperante, un’incisività che non ha niente di contingente bensì conta su una credibilità di lungo periodo grazie alla strada più lunga del femminismo, con le sue pratiche e le sue elaborazioni negli anni.

Welfare insufficiente, risorse che gravitano «in un’Europa benestante e ingiusta» e che devono essere ben distribuite evitandone lo sperpero; i solchi di questa crisi non sono uguali per chiunque, sono numerosi e hanno una netta differenza di classe, oltre che di genere: basterebbe nominare il lavoro (i due terzi dei posti di lavoro persi nel 2020 sono di donne, con un tasso di disoccupazione sotto il 50%), per comprendere quanto questa pandemia abbia inciso sulle esistenze di chiunque ma in particolare delle donne. Per non sollevare il fenomeno sì strutturale della violenza maschile che in questi lunghi mesi ha registrato numeri da capogiro.

CIÒ CHE AVVIENE allora in queste ore sarà la rappresentazione di una rete che non si arresterà e potrà forse produrre ulteriori connessioni. I legami sono anche quelli con le proprie simili, che siano a Kabul e in altri luoghi del mondo, non per sostituirsi e parlare al posto loro ma per sostenerne e ammirarne oggi più che mai la straordinaria resistenza e forza.

Diverse le presenze che si potranno ascoltare a Piazza del Popolo, da Lucha y Siesta alla Casa delle Donne di Milano, da Friday for future a una rappresentanza delle operaie Gkn; tra gli altri interventi previsti, insieme a quello di Maura Cossutta, presidente del Consorzio di via della Lungara, ci sarà Simona Lanzoni (Pangea), Valeria Manieri (Le Contemporanee), Lorena Di Lorenzo (Binario 15), Simona Cataldi (CISDA), Luisa Rizzitelli (One Billion Rising), Monica Di Bernardo (Indici Paritari), Bianca Pomeranzi, Susanna Camusso, Linda Laura Sabbadini, e ancora Nicoletta Dentico, Cecilia D’Elia e altre.

VARIEGATO IL VENTAGLIO di partecipanti, sindacali, femministi, associazionisti che hanno dato la propria adesione: tra gli altri ci sarà una imponente fetta della Cgil, dalla rete delle giornaliste “Giulia” alla Fondazione Nilde Iotti, da Medicina democratica al Giardino dei ciliegi di Firenze e le Case delle donne sparse per il territorio nazionale, l’Aquila, Lecce, Torino, Ravenna, Trieste, Pisa e Torino. A ben guardarla è una mappa destinata ad allargarsi, esprimendo coesione su temi di comune interesse che non riguardano solo le donne ma la cura e la responsabilità verso il mondo, tutto.