IN MARCIA PER I DIRITTI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
6829
post-template-default,single,single-post,postid-6829,single-format-standard,stockholm-core-2.2.0,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-7.9,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.6.0,vc_responsive

IN MARCIA PER I DIRITTI da IL MANIFESTO

Forum dell’acqua contro Draghi: «Via i privati dal Servizio idrico»

Ddl Concorrenza. Manifestazione nazionale a Napoli per chiedere il ritiro dell’art 6 sui servizi pubblici locali

Adriana Pollice  NAPOLI  21.11.2021

La carovana dell’acqua pubblica si è messa in marcia ieri mattina da piazza del Gesù a pizza Municipio, speravano di essere ricevuti dall’amministrazione neo eletta ma di sabato Palazzo San Giacomo era sguarnito. Eppure a Napoli sono arrivati contingenti da tutto lo Stivale (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo, Puglia, Calabria) per discutere di come conservare o far tornare nel perimetro pubblico il Servizio idrico integrato, riconoscendo nella città l’esperienza più avanzata su questo piano.

«IL REFERENDUM del 2011 è stato prima disconosciuto, poi disatteso e ora contrastato dal governo Draghi, che sta rilanciando i processi di privatizzazione incentri sull’allargamento del territorio di competenza delle grandi aziende multiservizio che assumono un ruolo monopolistico – spiega Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua -. Il Sud è la nuova frontiera per la loro espansione». A salutare gli attivisti ci ha pensato Ascanio Celestini, in città per il tour di Barzellette: «Quella dell’acqua è una battaglia complicata perché diventa un percorso sfiancante: conservare i diritti conquistati negli anni passati e rilanciarli, impedire che attraverso sotterfugi legali si faccia passare la privatizzazione attraverso provvedimenti su qualunque cosa, sfruttando la complessità del meccanismo da azzeccagarbugli delle leggi».

TRA GLI STRISCIONI dei comitati anche le bandiere dei Cobas, della Uil e l’adesione della Cgil, Rifondazione comunista, Sinistra italiana, Potere al popolo e il 5S Luigi Gallo. Simona Bombieri, del coordinamento acqua pubblica Torino, spiega: «Nel torinese opera la Smat Spa a totale capitale pubblico, abbiamo chiesto la trasformazione in azienda di diritto pubblico ma non c’è la volontà politica. Eppure il Consiglio di stato ha chiarito che è assolutamente possibile farlo. Siamo a Napoli per portare la nostra solidarietà alla città e al Sud e per opporci al ddl Concorrenza, che rende sempre più difficile la gestione in house del servizio anche per aziende come Smat. Il governo vuole tagliare fuori i comuni e non lo possiamo accettare perché rappresentano importanti organi di controllo rispetto a un servizio essenziale».

IN PIEMONTE opera uno dei maggiori player privati, l’Iren: «Incassa molti utili grazie alla tariffa – prosegue Bombieri -. All’interno inserisce costi che costi non sono. Ad esempio, il gestore mette a bilancio quanta acqua pensa di vendere in un anno. Se non arriva l’incasso atteso, la differenza verrà coperta dagli utenti attraverso i conguagli». E Renato De Nicola, del forum dell’acqua dell’Abruzzo: «Lottiamo su due fronti: contro la cattiva gestione in mano a società pubbliche ma di diritto privato, che apriranno la strada alle privatizzazioni, e in difesa dell’acqua stessa, inquinata da scarichi industriali».

DALLA CALABRIA Alfonso Senatore, del coordinamento locale acqua pubblica: «Attualmente la gestione è affidata alla Sorical, società mista in liquidazione dal 2012, la parte privata è al 46,5% in mano alla Veolia. L’Autorità idrica Calabria e il governatore Occhiuto si sono espressi per un nuovo gestore pubblico, Spa o azienda consortile, per intercettare i fondi disponibili ma hanno detto che si tratta di una soluzione transitoria. Si mette in sesto il servizio con i soldi pubblici per poi svendere ai privati».

IL COMUNE DI NAPOLI nel 2011 ha trasformato il gestore cittadino da Arin Spa in Abc – Azienda speciale di diritto pubblico. Il deficit comunale potrebbe diventare il grimaldello per mettere sul mercato Abc, magari passando prima dal ritorno in Spa. Sergio D’Angelo, ex presidente Abc, elimina ogni alibi: «Gli ultimi 10 bilanci sono stati tutti in utile, le risorse investite nella rete, soprattutto per ridurre la dispersione idrica: Napoli è al 35%, la media nazionale è 42%, in Campania ci sono comuni al 60, 70%. La qualità è tra le migliori d’Italia, sottoposta a oltre 130mila controlli all’anno. La tariffa è tra le più basse e abbiamo allargato la platea di chi ottiene la riduzione in bolletta».

ALEX ZANOTELLI l’ha detto chiaramente: «Sono pronto a legarmi davanti Palazzo San Giacomo per difendere Abc e l’acqua pubblica. Sono 7 i governi che hanno disatteso l’esito referendario, Roberto Fico aveva affermato che avrebbe legato la sua presidenza della Camera alla calendarizzazione della legga di iniziativa popolare sul tema, promessa fallita».

L’ASSEMBLEA DEL FORUM italiano dei Movimenti per l’Acqua ha stilato ieri un documento. I contenuti li riassume Alberto Lucarelli, docente di Diritto pubblico tra gli estensori dei quesiti referendari del 2011: «Al sindaco di Napoli Manfredi chiediamo una dichiarazione netta sul fatto che Abc resti azienda speciale di diritto pubblico. Al ministero della Trasformazione ecologica chiediamo l’immediato ritiro della circolare del 13 maggio che impedisce a tante realtà tra cui Napoli di accedere ai fondi pubblici, favorendo le privatizzazioni. Al presidente Mattarella, a Draghi e al ministro Giorgetti chiediamo lo stralcio dell’art 6 del ddl Concorrenza sui servizi pubblici locali, che rappresenta una violazione del vincolo referendario».

La scuola e la fabbrica, studenti in corteo con la tute blu Gkn

In lotta per i diritti . Dietro lo striscione “Insorgiamo per il futuro”, più di un migliaio di studenti e lavoratori manifestano a Firenze, anche in solidarietà con gli operai Gkn. L’azienda dà conto di una quarta manifestazione di interesse, secca la replica del Collettivo di fabbrica: “Ci trasmettano il progetto di reindustrializzazione, redatto non si sa come in soli 15 giorni. Poi ci diano i nomi delle aziende interessate, e infine al Mise si firmino le condizioni della trattativa: cioè la clausola sociale di continuità dei diritti e dei posti di lavoro”.

Riccardo Chiari  FIRENZE  21.11.2021

I tempi supplementari della imponente mobilitazione studentesca di questo fine settimana, con 150mila giovani nelle piazze di 80 città, hanno visto più di un migliaio di ragazze e ragazzi di buon mattino in piazza San Marco, per una manifestazione in comune con le tute blu Gkn. Le scuole e la fabbrica insieme, nel solco di un percorso iniziato il 18 settembre scorso, quando gli under 25 non mancarono, e si fecero sentire, al grande corteo in difesa dello stabilimento di Campi Bisenzio e dei suoi 500 operai. “Anche gli studenti hanno capito che la situazione di Gkn getta ancora più precarietà e incertezza sul loro futuro – ha spiegato sul punto Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica – indipendentemente dal lavoro che faranno una volta usciti dalla scuola, perché è un arretramento dei diritti del mondo del lavoro”.
Ad aprire il corteo lo striscione studentesco “Insorgiamo per il futuro”, per una manifestazione che senza alcun problema di ordine pubblico ha sfilato per le strade del centro fra rulli di tamburi, cori (“Contro la scuola dei padroni, 10, 100, 1.000 occupazioni”, e bandiere. Le realtà del mondo della scuola, dai Cobas al comitato “Priorità alla scuola”, hanno aderito e partecipato, in un momento in cui alcuni istituti di secondo grado dell’area fiorentina, dal Rodolico al Calamandrei, sono stati occupati, al pari della facoltà di Psicologia e di una parte del Polo scientifico universitario di Sesto Fiorentino.
“Siamo stufi di scuole che stanno letteralmente marcendo”, ha spiegato un giovane manifestante che stringeva con i suoi coetanei lo striscione “Le scuole crollano, ma noi no. L’Alberti non ci sta”. “Siamo qui a rivendicare i nostri diritti – ha aggiunto Lucrezia Bianchi – ci sono tante cose che non vanno, specialmente nell’ultimo anno di pandemia, e vogliamo farci sentire”. Fra le principali rivendicazioni ci sono il diritto alla ricreazione fuori classe per recuperare socialità, il ritorno alle assemblee d’istituto in presenza, e lo stop alla settima ora introdotta in pandemia.
Mentre il coro “Occupiamola, fino a che ce ne sarà…” allietava il corteo, un altro studente, Matteo Boccardi, spiegava: “Siamo in piazza per conquistare il nostro futuro. Per difendere il lavoro, il diritto allo studio, contro la scuola di classe. Tutti devono avere il diritto di studiare, anche i figli degli operai”. “Sono le nostre figlie e figli – aggiungevano le tute blu Gkn – i nostri colleghi di domani, sono le nostre compagne e i nostri compagni. Siamo comunità”.
Arriva anche la notizia di una nuova lettera agli operai in lotta: “Sono diventate quattro le manifestazioni di interesse – ha spiegato Matteo Moretti – ma è l’ennesima presa in giro”. E Dario Salvetti ha aggiunto: “Ci trasmettano il progetto di reindustrializzazione, redatto non si sa come in soli 15 giorni. Poi ci diano i nomi delle aziende interessate, e infine al Mise si firmino le condizioni della trattativa: cioè la clausola sociale di continuità dei diritti e dei posti di lavoro”.

 

In marcia per i diritti, con rabbia e dolore

Roma. La Trans Freedom March 2021 sfila ricordando le 375 persone trans e non binarie uccise in 12 mesi a livello globale. I loro nomi scandiscono la manifestazione. Dure critiche alla classe politica italiana che ha affossato il ddl Zan. Il deputato Pd: «Ad aprile torna in aula»

Giansandro Merli  ROMA  21.11.2021

Rabbia e dolore. Dolore e rabbia. Con questo groviglio di emozioni ha sfilato ieri a Roma la Trans Freedom March 2021. In strada corpi e rivendicazioni non conformi alla norma binaria che vorrebbe ridurre il mondo al due, fiocco rosa o fiocco celeste, cancellando chi attraversa le categorie, chi le ricombina lungo nuove traiettorie.

Il dolore è per le 375 vittime di violenza transfobica che l’osservatorio TgEu ha contato nel mondo tra l’ottobre 2020 e il settembre scorso, 4.042 da quando nel 2018 ha iniziato il monitoraggio. Gretel Ceballos Ramírez, 35 anni, Messico. Paolla Bueno, 17 anni, Brasile. Sangeenth, 59 anni, India. Skylar Heath, 20 anni, Stati Uniti. Adrieli, età sconosciuta, Italia. I nomi di chi non c’è più sono letti dal camion mentre il corteo marcia nelle strade buie della capitale e stridono con l’allegria dei colori che ragazze, ragazzi e persone non binarie portano su capelli, mascherine e bandiere. Arcobaleno quella lgbtqi+. Celeste, rosa e bianca quella trans.

La rabbia è verso una classe politica che il 27 ottobre scorso ha accolto con applausi e risate la bocciatura del ddl Zan al Senato. Nessuno crede che il provvedimento possa risolvere un problema di violenza strutturale, ma sarebbe un importante passo per iniziare a scardinarla. «Il pregiudizio accompagna le nostre vite. Ogni volta c’è uno sguardo, una battuta che ti fa ricordare che per loro sei diversa. In coda al supermercato, camminando per strada vedi le persone che si scostano. Come se avessimo qualcosa. Ma che abbiamo di diverso?», dice Regina Satariano, del consultorio transgenere di Torre del Lago Puccini (Lucca).Lo striscione di apertura della manifestazione, foto di Giansandro Merli

I politici che hanno deluso tante aspettative non sono benvenuti in questa manifestazione. Può parlare solo chi ha mantenuto fede agli impegni e si è battuto per la legge. Dal camion interviene la senatrice Pd Monica Cirinnà, che nel 2016 ha firmato la legge sulle unioni civili. «L’identità di genere esiste, hanno provato a oscurarvi ma prima o poi lo Stato dovrà riconoscere la vostra tutela in tutte le norme». Dopo di lei prende il microfono la senatrice M5S Alessandra Maiorino: «Affossare una legge di civiltà è stata una pagina nerissima della politica. Non lo dimenticheremo mai».

In basso, nel corteo, c’è Alessandro Zan (Pd). È quasi una rockstar e le domande sono interrotte da un gruppo di giovanissime che chiedono un selfie. «L’Italia è il paese europeo dove si uccidono più persone trans – dice – La lotta continuerà dentro e fuori il parlamento. Ad aprile il ddl sarà riabilitato alla discussione e utilizzeremo tutto lo spazio di questa legislatura per portarlo a casa».

Sentire comune tra chi manifesta è che non basta il diritto penale per mettere fine alla violenza maschile. Serve cambiare la società, a partire dalla formazione. È il punto del ddl richiamato più spesso. «Una giornata contro l’omotransfobia non è sufficiente, servono percorsi formativi con i quali gli studenti possano costruire un futuro che rispetti e tuteli ogni soggettività», afferma Fede, del collettivo Prisma.