IL NUOVO TOTALITARISMO da IL FATTO e 18 BRUMAIO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL NUOVO TOTALITARISMO da IL FATTO e 18 BRUMAIO

 

 

Dalla Francia all’Italia qualcuno dica alla sinistra quale destra votare

Alessandro Robecchi    20 APRILE 2022

Domenica si vota in Francia, si decide se tenersi l’usato sicuro di Macron o gettarsi dalla rupe verso madame Le Pen, una specie di Meloni francese ma meno corteggiata dai media. Cinque anni fa i francesi si trovarono di fronte allo stesso identico dilemma: votare Macron sennò arriva Le Pen, quando si dice la continuità. Insomma, turatevi il naso e votate Macron, non so se vi ricorda qualcosa.

Assiste basito allo scontro un popolo intero, gli elettori di sinistra, quelli della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. Avrebbero potuto andare al ballottaggio se altre tribù di sinistra li avessero seguiti: trotzkisti, socialisti, comunisti. Diciamo tanto della nostra, ma anche la sinistra francese sembra il bar di Guerre Stellari.

Dunque lo scenario che si apre è il seguente. Vince Macron, tutto bene, per circa sessanta secondi la Francia liberale si mostrerà riconoscente agli elettori di sinistra – bravi, responsabili! – e poi tornerà al lavoro come prima. Oppure vince Le Pen, e allora la sinistra si prenderà la colpa, brutti stronzi che preferite la signora fascista a Macron, non vi vergognate? Uccidete l’Europa, eccetera, eccetera.

Il modello francese differisce per molti piccoli particolari da quello italiano. Intanto là si tratta del 22 per cento dei votanti, non poco. Un francese su cinque è disposto ad ascoltare con attenzione (fino a votarlo alle presidenziali) un discorso che cambia i parametri, una sinistra popolare abbastanza radicale, di classe, quella che qui da noi quasi non esiste e viene chiamata con disprezzo sinistra-sinistra, sbertucciata in ogni modo, cosa che non stupisce in un clima di rivalutazione della svastica.

Non è un caso che Mélenchon passi qui, sui titoloni dei giornali, come il “Populista”, o addirittura l’“Antisistema”; cioè si gioca la solita carta della delegittimazione, mettendo insieme al tradizionale derby destra-sinistra (uff!) un altro più attuale scontro di civiltà: i futili sognatori-guastatori e i professionisti competenti (?). Segno dei tempi, ma, a conferma, basta fare la prova infallibile dell’insulto. Nel secolo scorso, se dicevi “Ehi, al posto delle armi, spendiamo quei soldi in case popolari!”, eri un fesso comunista. Se lo dici oggi sei un fesso populista. Ne abbiamo fatta di strada, eh!

La lezioncina francese non servirà a niente. Ed è destinata a riproporsi qui, sempre nelle dimensioni della piccola farsa locale, quindi una specie di caricatura. I contorni sono più sfumati, anche perché qui una sinistra-sinistra o non c’è o è microscopica, e c’è invece abbondanza di sinistra-destra, quella che segue Draghi senza se e senza ma, e vota in Parlamento con Brunetta e Giorgetti.

Chi lo sa se esiste anche qui, come al di là delle Alpi, un’area culturale e politica che vagamente guarderebbe a un cambio di sistema, a un ribaltamento dei parametri sociali. Si direbbe di no, a giudicare dai sondaggi. Ma si direbbe anche di sì, se si pensa che almeno quattro italiani su dieci non votano, un po’ disgustati. Il voto di questi disperati è già oggetto di scandalo: si piegheranno verso le destre, la sora Le Pen nostrana e il baciatore di salami, oppure verso i sostenitori del draghismo illimitato? Avvertenza: chi si metta in testa di rispettare una sana pregiudiziale antifascista (quindi no Meloni), ma anche di non votare chi abbia sostenuto il governo Draghi, si metterà un po’ nei pasticci. Non è un paese per giovani, né per vecchi, né per donne, né per bambini, né per non allineati, che fa brutto e poi ti dicono “populista”.

Il nuovo totalitarismo

Olympe de Gouges  24 aprile 2022

Il sito web del ministero dell’Interno francese ha comunicato i risultati ufficiali dopo lo spoglio di tutte le schede.

Con 18.779.641 voti a suo favore, pari al 58,54%, Emmanuel vince davanti a Marine Le Pen, al 41,46% (13.297.760 voti).

L’astensione è del 28,01% (nel 2017 al 25,44%). Dei 48,7 milioni di elettori registrati, 13,6 milioni non hanno votato. Si avvicina al record che risale al secondo turno delle elezioni presidenziali del 1969 (31,15%), quando si fronteggiarono due candidati della stessa area politica.

Dei 32 milioni di voti espressi, ci sono stati più di 2,2 milioni di schede bianche (4,57% degli elettori registrati) e quasi 791.000 voti non validi (1,62%), per un totale del 6,19%.

Quasi 17 milioni degli aventi diritto di voto si sono astenuti oppure hanno scelto di votare scheda bianca o nulla.

Nel centro di Parigi, tra Les Halles e Place de la Republique, così come in altre città della Francia, ad esempio Caen e Strasburgo, si sono svolte manifestazioni popolari per protestare contro l’elezione di Emmanuel Macron, con slogan anche contro Le Pen. A Strasburgo, hanno sfilato senza incidenti dietro uno striscione che diceva: “Lavoratori, disoccupati, giovani, pensionati, meritiamo di meglio”.

In Francia, come ovunque, ha vinto di nuovo il ricatto, passando di successo in successo fintanto che ne saremo succubi. E ora andranno in scena i presuntuosi latrati di trionfo coi quali i signori democratici accozzati in un sol mucchio si felicitano reciprocamente per gli effetti miracolosi del secondo turno elettorale nell’ultima domenica di aprile.

La grande borghesia sa bene che nei periodi di depressione e di scoraggiamento i suoi schiavi lasciano volentieri stordire la loro paura da quelli che promettono la più apparente armonia di tutta la società e salvo il carrello dei piccoli godimenti, per poi abbandonarsi a gravi dibattiti televisivi sui problemi sociali.

Che altro fare, ti chiedono? Se il rischio è sempre quello di cadere nella brace, avranno buon gioco nel friggerci nella stessa vecchia padella. Perciò è necessario chiamarsene fuori, denunciare la caricatura della democrazia e del suo venerabile travestimento, il dominio puro e insolente della cleptocrazia.

In alternativa ai mostri antidiluviani non ci resta che accettare i nuovi mostri, le illusioni di cui abbiamo bisogno per dissimulare a noi stessi il contenuto grettamente borghese del nostro essere sociale, in attesa della grande tragedia storica che non tarderà secoli a falciare molte teste.

Rispettate le formalità, il nuovo totalitarismo non suscita rivolta e neppure resistenza, ma solo emozioni manipolate dal pornoattivismo dei grandi media. Chi ha vissuto nella disobbedienza facendone una virtù, non può accettare di allinearsi all’ideologia dominante, almeno non più di quanto tale allineamento, obtorto collo, non sia avvenuto col passare degli anni e in forza della rassegnazione per uno stato di cose che meriterebbe risposte sparate non a salve.

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