Officina dei saperi | Contro l’alternanza scuola-lavoro. Lettera di Tiziana Drago
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Contro l’alternanza scuola-lavoro. Lettera di Tiziana Drago

Caro Piero,

molto bello il tuo intervento contro l’alternanza scuola-lavoro, una delle conseguenze più fallimentari prodotte dal disastro della Legge 107, ovvero dalla pedagogia neoliberista della “Buona scuola” renziana.

Proprio l’alternanza scuola-lavoro è, a mio avviso, l’ulteriore riprova, per chi non ne avesse già avute abbastanza, della contiguità profonda dell’establishment della “sinistra” (vecchia o nuova che sia) con il disegno strategico “modernizzatore” dei confindustriali: l’“apertura al territorio”, l’“avvicinamento alle aziende”, la “partecipazione dei privati” (cui va ricondotta, in tutta evidenza, la genesi dei famosi «sprechi» agitati strumentalmente dai vari governi all’opinione pubblica: proliferazione abnorme di corsi di Laurea e sedi universitarie periferiche e dequalificate) hanno costituito il mantra di tutte le riforme dell’istruzione da Luigi Berlinguer a Mariastella Gelmini e conoscono oggi, nell’era inaugurata da Renzi, uno scintillante rilancio in nome del consolidato rapporto tra formazione e interessi privati.

Il silenzio degli intellettuali, da te giustamente denunciato, rafforza l’impressione di un orizzonte culturale sostanzialmente uniforme, che ha introiettato il linguaggio ormai naturalizzato del management,  adoperato con disinvoltura da tutti e forzosamente applicato anche al curriculum scolastico che più di altri sembra resistere a questa deriva (profili di occupabilità, competenze utili e spendibili nel mondo del lavoro, miglioramento delle performance del sistema educativo, agenzie nazionali, certificati Europass, potenziamento dell’apprendistato). Di fronte a questa rimasticatura di dogmi ideologici neoliberisti, gli intellettuali appaiono imperturbabili o perfettamente a loro agio (quasi esistesse un campo unitario e ‘neutro’ della cultura).

A mio avviso (in questo sono, forse, più massimalista di te), l’alternanza scuola-lavoro dimostra una cosa sola: se non è più tempo di consentire alle giovani generazioni il lusso dello studio, tanto vale che gli studi (umanistici e scientifici) si convertano, armi e bagagli, all’idolatria della professionalizzazione e si adoperino per fornire alle imprese manovalanza dequalificata e sottopagata. Penso dovremmo rassegnarci al fatto che non esistono scorciatoie: l’alternanza scuola-lavoro andrebbe semplicemente azzerata perché è inemendabile e ingiusta. Per tutti. Per i ragazzi che si iscrivono agli istituti tecnici, come per quelli che si iscrivono al liceo classico. E invece, in generale circola un’aria di resa a proposito della nostra scuola.
E i contrasti sembrano riguardare solo la misura in cui la scuola deve adattarsi alle esigenze dei tempi e alle congiunture tecnico-economiche. Quasi che la scuola debba mimare la realtà esterna, rincorrere e riprodurre il nuovo o le mode effimere.

Ma questo è il modello della scuola-azienda, i cui contenuti sono lo stato delle tecniche e il cui fine è l’incontro con il mondo del lavoro, vero o presunto che sia!

Agli studenti di ogni tipo di scuola, ordine e grado dovrebbe, invece, essere garantita la formazione come diritto primario sancito dalla costituzione. Ed è del tutto evidente, per parlare più da vicino del liceo classico, che, in questo tipo di scuola-azienda, l’insegnamento dei classici dovrà svolgere un ruolo meramente ornamentale. Per le anime pie esso farà parte di quella dimensione assolutamente inutile e tuttavia decorosa e conveniente che è il culto dei morti.

Non è possibile, credo, comporre il dissidio. L’idea della scuola-azienda si contrappone metafisicamente al ‘classico’. Classico infatti non esprime alcun rimando al passato, tantomeno al morto passato. Classico è quello che si contrappone alle mode, al qui e ora. Porta in sé un timbro di battaglia, un’esigenza di contra-dizione.

Ma compito della scuola e del liceo classico in particolare, non è quello di fornire anticorpi e freni anticonformistici alle mode?

Tiziana Drago

[la lettera contribuisce alla discussione scaturita a partire dall’articolo di Piero Bevilacqua]