Prosecco. «L’Unesco premia chi uccide la vita: non c’è nulla da brindare»
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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Prosecco. «L’Unesco premia chi uccide la vita: non c’è nulla da brindare»

L’attacco di Sara Cunial e Silvia Benedetti, deputate venete del Gruppo Misto, su “TrevisoToday“, 8 luglio 2019

«Con il riconoscimento attribuito alle colline del prosecco dall’Unesco, la monocoltura industriale basata su un ampio uso di pesticidi e responsabile dell’avvelenamento del suolo e delle acque, delle persone e della vita, nonché dell’erosione del suolo e della scomparsa della biodiversità è divenuta Patrimonio dell’Umanità. E su questo da brindare non c’è nulla». Ad affermarlo sono Sara Cunial e Silvia Benedetti, deputate del Gruppo Misto.

«Mentre gli abitanti delle terre del prosecco non possono neanche aprire le finestre, passeggiare fuori di casa o far giocare i bambini in giardino – spiegano le parlamentari- c’è chi esulta per un’assegnazione che di meritato e meritevole non ha proprio niente. La gioia di Zaia, diffusa dai media e condivisa da colleghi e associazioni di categoria è oltraggiosa nei confronti di tutte quelle persone che a causa di questa produzione hanno perso la propria salute e le proprie libertà e offensiva rispetto a tutti i contribuenti italiani. In questi anni a questa produzione sono stati concessi milioni di fondi pubblici serviti solamente a implementare veleni e devastazione. Non un euro è stato utilizzato nella creazione di un modello sistemico e sostenibile in grado di dare benessere e ricchezza a tutti.

Niente di nuovo quindi rispetto al solito sfruttamento irresponsabile, prono al profitto qui e ora e tipico del governo leghista del nostro territorio, basti ricordare la gestione Pedemontana, Pfas e Mose o i tanti altri scempi pagati carissimi dai cittadini, sempre in secondo piano rispetto agli interessi di quei pochi che sulla nostra terra speculano e lucrano da anni. A questi e con questi oggi Zaia brinda irridendo così un’intera popolazione stremata dall’aumento di carcinomi e di patologie legate ai fitofarmaci, da una vita ormai barricata in casa o in fuga dalla propria terra. Terra ormai sterile, incapace di produrre se non vini avvelenati o alimenti dopati da queste sostanze. E così, mentre la Lega continua a inneggiare all’autonomia, il Veneto sta perdendo l’autonomia più importante di tutte: quella alimentare. Spodestata dall’avidità e dall’inettitudine di chi forse pensa, un giorno, di mangiarsi quegli stessi soldi per cui ora sta svendendo la propria terra».