SALVARE LA PELLE DELLA TERRA PER SALVARE LA NOSTRA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SALVARE LA PELLE DELLA TERRA PER SALVARE LA NOSTRA da IL MANIFESTO

La strategia europea per salvare la pelle del pianeta e i costi della «non-azione»

Suolo. La strategia europea per salvare la pelle del pianeta e i costi della «non-azione»

Marta Messa  02.12.2021

Domenica 5 dicembre celebriamo la Giornata mondiale del suolo, istituita nel 2014 dalla Fao per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza che riveste il suolo e sulla gestione sostenibile delle sue risorse.

ARRESTARE LA SALINIZZAZIONE del suolo e incrementarne la produttività. Questo il tema dell’edizione 2021, anno in cui si guarda alla ricorrenza con una speranza in più che arriva dal Healthy Soil, la nuova strategia europea per la protezione del suolo. Un documento stilato dalla Commissione europea che aggiorna la strategia dell’Ue per il suolo, risalente al 2006 e non più adatta al contesto politico e ambientale odierno e alle conoscenze scientifiche attuali.

L’INIZIATIVA NASCE PER RIBADIRE quanto la salute del suolo sia essenziale nel conseguire gli obiettivi in materia di clima e biodiversità contenuti nel Green Deal europeo e definisce una combinazione di misure concrete, volontarie e giuridicamente vincolanti, per la protezione, il ripristino e l’utilizzo sostenibile dei suoli.

MA FACCIAMO UN PASSO INDIETRO. Perché il suolo è così importante? Gli scienziati sono soliti definirlo la pelle della Terra. Vitale, indispensabile, ma sottile e fragile. Il suolo ospita infatti un quarto della biodiversità biologica mondiale, un universo di microrganismi che forniscono i nutrienti per tutti i nostri alimenti. Nutre l’umanità e la biodiversità, filtra l’acqua adatta al consumo e, se in buona salute, immagazzina grandi quantità di carbonio come fanno le piante che vivono in superficie.

IL SUOLO RAPPRESENTA DUNQUE uno strumento fondamentale per combattere il cambiamento climatico, ma viene costantemente danneggiato dall’agricoltura intensiva, dalla distruzione delle foreste e dall’inquinamento, e allo stesso tempo richiede migliaia di anni per formarsi. È sotto i nostri piedi ed è letteralmente il fondamento della nostra vita.

UN RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE del 2020, realizzato da un gruppo di 300 scienziati, descrive il peggioramento di stato dei suoli, equiparandone gli effetti alla crisi climatica e alla distruzione del mondo naturale in superficie. Se questo messaggio non è stato sufficientemente chiaro per convincerci che tutti siamo responsabili e dobbiamo agire, basterà forse guardare ai costi che comporta il degrado del suolo e della terra per comprendere la gravità della situazione.

NELL’UNIONE EUROPEA, CIRCA il 60-70 per cento dei suoli non è sano e ciò costa 50 miliardi di euro all’anno. Circa 1 miliardo di tonnellate di suolo vengono spazzate via ogni anno dall’erosione, causando una perdita stimata della produzione agricola di 1,25 miliardi di euro all’anno in tutta l’Unione europea.

COMPLESSIVAMENTE, IL 54% dei costi viene speso nella perdita di preziosi servizi ecosistemici come il sequestro del carbonio, il controllo idrologico, il ciclo dei nutrienti e la biodiversità del suolo. L’altra metà del costo, invece, viene sostenuta da privati e proprietari terrieri che devono far fronte a una riduzione dei servizi di approvvigionamento, come la biomassa e le materie prime.

LA STRATEGIA DELL’UE PER IL SUOLO chiarisce che il costo dell’azione è molto inferiore al costo della non-azione. Arrestare e invertire le attuali tendenze di degrado del suolo potrebbe generare oltre mille miliardi di euro all’anno di benefici economici a livello globale. Finora l’Ue ha adottato misure per proteggere l’acqua e l’aria, ma non ha ancora concordato un approccio armonizzato nei confronti dei suoli. In passato, un tentativo in tal senso è fallito a causa dell’opposizione dei governi nazionali.

QUESTA NUOVA STRATEGIA EUROPEA rilancia il percorso fatto fin qui sul suolo e include una proposta per un quadro giuridico specifico complementare per la salvaguardia della sua salute, la Soil Health Law. In questo modo si potranno affrontare le questioni relative al suolo in maniera organica e contribuire così a raggiungere la neutralità del degrado del suolo e del territorio entro il 2030, tra i più importanti principi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

MA C’E’ QUALCOSA DI PIU’: in modo molto più chiaro rispetto ad altri documenti del Green Deal, questa strategia inizia a delineare quali pratiche di gestione del suolo impiegare, tracciando una linea più precisa tra ciò che è sostenibile e ciò che non lo è. Si parla di un insieme di pratiche che si rifanno a principi agroecologici più ampi e richiamano le strategie Farm to Fork e Biodiversity, le due pietre angolari del Green Deal europeo. La nuova strategia per il suolo si collega perciò alla Politica agricola comune, la Pac, che rappresenta un terzo del bilancio generale dell’Ue, e all’attuale revisione della direttiva Ue sull’uso dei pesticidi, una revisione che dovrebbe contribuire a raggiungere l’obiettivo di ridurre del 50% l’uso dei pesticidi chimici e i relativi rischi connessi entro il 2030.

IL 5 DICEMBRE POSSIAMO festeggiare, ma il compito di salvare i suoli è tutt’altro che finito. Gli ostacoli a una direttiva Ue su questo tema sono ancora irti. Le stesse lobby che hanno affondato una proposta legislativa più di 10 anni fa non accennano a indietreggiare, anzi, ricevono l’appoggio di diversi governi. In questo momento infatti, dieci Stati membri hanno dichiarato il loro sostegno a una direttiva europea sul suolo, riconoscendo che la sua salute, essendo una questione globale, non può essere risolta soltanto con un’azione a livello nazionale. Tra questi dieci Stati purtroppo manca l’Italia dove però, secondo l’ultimo rapporto Ispra sul consumo di suolo, il costo complessivo a causa della perdita di servizi ecosistemici tra il 2012 e il 2030 potrebbe essere tra 81 e 99 miliardi di euro, in pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

CON UNA VELOCITA’ DI COPERTURA artificiale pari a 2 mq al secondo registrata nel 2020, l’Italia discute di come arrestare il consumo da ben 12 anni, da quel lontano 2009 in cui fu costituito il Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio, che ha portato già, qualche tempo fa, alla proposta di legge popolare Norme per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli urbanizzati. Sicuramente il consumo di suolo è solo una delle minacce che lo mettono a rischio, ma cominciare a fronteggiarla rappresenterebbe già un buon punto di partenza.

CELEBRIAMO QUINDI QUESTA GIORNATA dedicata alla sottile pelle della terra e uniamo gli sforzi per salvarla, per il bene di tutti, il nostro e quello del pianeta.

È il biologico che contrasta la crisi climatica

 

Maria Grazia Mamuccini  02.12.2021

Secondo i dati del Climate change and land, il rapporto su clima e suolo dell’Ipcc, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, il modello agricolo e di gestione delle foreste è responsabile del 24% delle emissioni di gas climalteranti.

C’è uno stretto legame quindi tra agricoltura e clima ed è fondamentale mettere in evidenza che il settore agricolo da fonte di emissioni può diventare elemento essenziale di assorbimento dei gas serra e agire direttamente nelle azioni di contrasto al cambiamento climatico.
L’ agroecologia, di cui il biologico è l’esempio concreto più diffuso, gioca un ruolo importante anche di fronte agli eventi meteorologici estremi: i suoli a gestione biologica hanno più biomassa e una maggiore stabilità e tutela ecosistemica rispetto a quelli convenzionali. Inoltre, i terreni coltivati con metodo biologico tendono ad avere una migliore capacità di trattenere l’acqua, diventando una forma di protezione in caso di siccità e inondazioni.

Il passaggio a una forma di agricoltura che non utilizza sostanze chimiche di sintesi aumenta notevolmente la capacità del suolo di sequestrare carbonio e contribuisce quindi a mitigare l’effetto serra.

Inoltre, i vantaggi cumulativi di varie pratiche biologiche, come il mancato utilizzo di fertilizzanti sintetici, il maggior apporto di sostanza organica compostata nel terreno, la riduzione delle emissioni agricole di anidride carbonica e il sequestro di carbonio da parte del suolo, hanno un potenziale di riduzione dei gas a effetto serra pari a 5.1-6.1 Gt (miliardi di tonnellate) di CO2 equivalenti (FAO, 2009. Low Greenhouse Gas Agriculture. Mitigation and Adaptation Potentia lof Sustainable Farming Systems).

È stato dimostrato che la conversione all’agricoltura biologica incrementa il sequestro annuo di Carbonio Organico (CO) in maniera nettamente superiore anche rispetto ai suoli non coltivati. Secondo lo studio Krauss et al.(2014), nei terreni incolti l’accumulo annuo di CO nel suolo è pari a 1,98 tonnellate per ettaro.

Infine, la bioagricoltura contribuisce a rafforzare le funzioni dell’ecosistema e la biodiversità che possono aiutare l’agricoltura a resistere meglio alle condizioni climatiche avverse. Alla recente Cop 26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è stato lanciato un ultimatum: serve un’immediata inversione di rotta altrimenti non saremo in grado di raggiungere l’obiettivo europeo di neutralità climatica entro il 2050. Purtroppo, però, al vertice di Glasgow l’agricoltura ha avuto un ruolo marginale e si è guardato solo all’utilizzo delle tecnologie come soluzione per la sostenibilità in agricoltura. Ma non è questa la strada, le tecnologie in alcuni casi possono aiutare ma quello che serve è un vero e proprio cambio di paradigma per la transizione agroecologica dei sistemi agricoli e alimentari, per garantire la fertilità del suolo, la tutela della biodiversità, un cibo sano per le persone e un giusto reddito per gli agricoltori. Servono scelte politiche chiare ed immediate, con azioni concrete e urgenti per contrastare il cambiamento climatico scegliendo per il futuro dei sistemi agricoli e alimentari l’approccio agroecologico che per il nostro Paese potrebbe partire dall’immediata approvazione della legge sull’agricoltura biologica che aspettiamo da tre legislature.

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