OVERSHOOT DAY da FOCUS
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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OVERSHOOT DAY da FOCUS

Overshoot Day 2021: per l’Italia è il 13 maggio

L’Overshoot Day è il giorno dell’anno in cui abbiamo finito di consumare le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno: ecco in dettaglio che cos’è, come si calcola e che cosa significa.

12 maggio 2021 Elisabetta Intini

Overshoot Day 2021: aumenta la pressione dell’uomo sul Pianeta. 

La velocità di consumo di risorse da parte dell’Homo sapiens avanza con una voracità che emerge quando, una volta all’anno, ci si ritrova a fare i conti di quel che resta… proprio nulla, attualmente: l’umanità utilizza beni naturali in quantità che eccedono di gran lunga la biocapacità globale, ossia la capacità del Pianeta di rigenerare risorse (cibo, acqua, foreste, suolo…) per ogni suo abitante.

I PANNI SPORCHI DEI SINGOLI PAESI. Nel 2017, l’ultimo anno per cui esistano dati disponibili, abbiamo utilizzato il 173% della biocapacità terrestre; nel 1980, questo eccesso di consumo di risorse arrivava al 119% “soltanto”. Il giorno dell’anno in cui la Terra con le sue risorse cessa di bastarci, il punto sul calendario dal quale iniziamo a vivere a sbafo, consumando più di quanto il Pianeta possa rigenerare, si chiama Overshoot Day, il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse terrestri. Quello del 2020 era arrivato più tardi del solito (22 agosto) a causa della pandemia. Quello del 2021 ancora non è noto, ma iniziano ad uscire gli Overshoot Day delle singole nazioni, ossia le date nelle quali cadrebbe l’Overshoot Day globale se l’Umanità consumasse al ritmo degli abitanti di quei singoli Paesi.

L’Overshoot Day 2021 delle singole nazioni: quello dell’Italia è il 13 maggio. © Global Footprint Network

OVERSHOOT DAY ITALIA: QUANDO CADE E COME SI CALCOLA. L’Overshoot day dell’Italia è il 13 maggio, come quello del Portogallo, 8, 7 e 6 giorni dopo quelli di Germania, Giappone e Francia, 5 mesi tondi prima di quello del Ghana. Un giorno prima rispetto allo scorso anno – ma del resto, ogni anno questo appuntamento si presenta un po’ prima, perché la Terra si trova sempre un po’ più sotto pressione.

L’Overshoot Day di un Paese si calcola confrontando l’impronta ecologica dei suoi abitanti, cioè la quantità di superficie terrestre e acquatica biologicamente produttive che servirebbero a un individuo per produrre tutte le risorse che consuma e assorbire i rifiuti o le emissioni che produce (“le spese”), con la biocapacità globale, cioè la capacità del Pianeta di rigenerare risorse naturali per ogni suo abitante (“le entrate”). Entrambe le voci si esprimono in ettari globali (gha: la superficie di Pianeta necessaria a fornire tutto ciò che una persona richiede alla natura per il cibo, le fibre e il legno consumati, le aree occupate dalle infrastrutture urbane, le piante necessarie ad assorbire la CO2 che emettiamo).

L’impronta ecologica individuale per l’Italia è di 4,4 gha. La biocapacità globale è di 1,6 gha a persona, e il 2021 ha 365 giorni. Ecco allora la “formula” per ottenere l’Overshoot Day Italiano: 365 x (1,6 diviso 4,4 gha) = 132,7 (arrotondiamo a 133). L’Overshoot Day italiano cade quindi il 133esimo giorno dell’anno, cioè il 13 maggio. Per arrivare a fine anno mantenendo lo stile di vita italiano, servirebbero le risorse di più di 2,7 Terre (4,4 diviso 1,6).

SENZA POSSIBILITÀ DI SCELTA. Non tutti i Paesi hanno un Overshoot Day. Il giorno del debito con il Pianeta arriva soltanto se l’impronta ecologica degli abitanti di quel Paese supera la biocapacità globale della Terra; se manca questa sproporzione, quella nazione non ha un Overshoot Day. Per assicurare risorse biologiche ai suoi abitanti, un Paese deve o averle sul territorio, o avere da parte le risorse finanziarie per acquistarle altrove. I Paesi che non incontrano nessuno di questi due criteri, che sono cioè poveri di risorse sia naturali sia finanziarie, si trovano in quella che un nuovo studio appena pubblicato su Nature Sustainability definisce “trappola della povertà ecologica”.

ALLA MERCÉ DI POCHI. In base all’analisi condotta dal Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale no-profit che sviluppa strumenti per promuovere la sostenibilità ambientale e che calcola l’Overshoot Day, la trappola della povertà ecologica riguardava 2,5 miliardi di persone (il 57% della popolazione mondiale) nel 1980; oggi (nel 2017) si trovano in questa condizione 5,4 miliardi di persone, il 72% della popolazione.

I Paesi ad alto reddito e con un deficit ecologico elevato sono anche i principali consumatori di risorse: costituiscono il 14% appena della popolazione del pianeta, ma usano il 52% delle risorse rinnovabili disponibili. In pratica se ogni terrestre adottasse questo stile di vita, con queste stesse esose richieste materiali, passeremmo dal 173% al 367% di biocapacità globale sfruttata all’anno. Questi Paesi ricchi e assetati sostengono i loro consumi acquistando risorse altrove, ma mano a mano che la disponibilità di beni naturali cala, le nazioni più povere non riescono più a sostenere la competizione finanziaria e rimangono a bocca asciutta.

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