DOBBIAMO AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO da IL MANIFESTO e CORSERA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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DOBBIAMO AFFRONTARE IL CAMBIAMENTO CLIMATICO da IL MANIFESTO e CORSERA

Clima, l’anno nero dell’agricoltura italiana

Dante Caserta  21.10.2021

Il benessere della terra è la chiave per la salvaguardia del Pianeta. A livello globale, gli impatti climatici sui suoli sono già molto seri: in alcune regioni, le ondate di caldo e la siccità sono diventate più frequenti e intense, compromettendo, tra le tante altre cose, anche la sicurezza alimentare. Gli effetti del cambiamento climatico, quali il riscaldamento globale, gli eventi meteorologici estremi più frequenti e più intensi, la carenza d’acqua, l’innalzamento del livello del mare, il degrado del suolo, la distruzione degli ecosistemi e la perdita di biodiversità condizionano ormai la vita di tutti i giorni e arrivano sulle nostre tavole. Già nel 2015, l’Agenzia Europea per l’Ambiente metteva in guardia dal rischio rappresentato dal cambiamento climatico per la sicurezza alimentare, evidenziando possibili modifiche alle produzioni agricole europee nelle diverse zone climatiche: dalle minori rese, principalmente per colture a ciclo primaverile-estivo, all’espansione verso Nord degli areali di coltivazione di alcune colture, dall’aumento dei fabbisogni idrici ai cambiamenti delle proprietà nutrizionali dei cibi per eccesso di CO2, dalla diffusione di specie invasive alla diversa disponibilità di pascoli e foraggio per l’allevamento fino agli impatti negativi su produttività, crescita, sviluppo e riproduzione degli animali da reddito, sottoposti a stress da caldo per lunghi periodi dell’anno.

In occasione della Giornata Internazionale dell’Alimentazione, che si è celebrata lo scorso 16 ottobre, il Wwf Italia ha lanciato il report “2021 effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana” (www.wwf.it) che mette in luce come il clima abbia inciso drammaticamente sulla produzione di alcuni prodotti tipici del nostro territorio.

Nel 2021 la produzione agricola italiana ha registrato cali considerevoli con punte fino al 95% per il miele e all’80% per l’olio in alcune regioni del centro-nord. Il 2021 è celebrato dalla Fao come l’anno internazionale della frutta, ma questa ricorrenza sta coincidendo con quello che viene definito da molti “l’anno nero dell’ortofrutta italiana”. Il tutto con possibili ripercussioni anche sulla disponibilità di prodotti agro-alimentari con conseguenti probabili aumenti del prezzo di frutta e verdura.

Il report del Wwf evidenzia come nella regione mediterranea il riscaldamento superi del 20% l’incremento medio globale della temperatura, rendendo il nostro Paese particolarmente vulnerabile rispetto agli effetti del cambiamento climatico. L’Italia, del resto, ha appena attraversato il decennio più caldo della sua storia. Si registra un incremento di oltre 1,1°C della temperatura media annua nel periodo 1981-2010 rispetto al trentennio 1971-2000 e gli ultimi anni sono stati caratterizzati da incrementi di temperatura piuttosto elevati. Con circa 1500 eventi estremi, il 2021 fa registrare in Italia un aumento del 65% di nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, gelate, grandinate e ondate di calore rispetto agli anni precedenti. Oltre al già richiamato crollo della produzione di miele, secondo i dati raccolti dal Wwf, diverse colture sono state penalizzate: la frutta vede un calo medio del 27%, per cui in pratica più di un frutto su quattro è andato perduto. Drammatica la perdita registrate dalle pere, con picchi intorno al 70% in meno, ma anche dal riso con -10% e dall’uva da vino che in alcune regioni ha subìto cali fino al 50%. Le stesse filiere di trasformazione sono state messe in crisi: il caldo torrido di questa estate ha accelerato la maturazione del pomodoro, superando la capacità logistica per raccoglierlo, trasportarlo e lavorarlo per cui alla fine il 20% del raccolto è andato perduto. Tutto il sistema alimentare, del resto, è fortemente condizionato dal cambiamento climatico: produzione, distribuzione e costi sono sensibili al meteo estremo e alla qualità di suolo e acqua. Nell’Italia meridionale stiamo già assistendo al fenomeno di “tropicalizzazione” che spinge verso la sostituzione di coltivazioni di prodotti tradizionali con coltivazioni di frutti esotici, trend ormai in atto e che si stima raddoppiato negli ultimi tre anni. Al tempo stesso produzione, distribuzione e consumo di cibo sono cause dirette del cambiamento climatico contribuendo per circa il 37% alle emissioni di gas serra (un terzo per sprechi alimentari, fenomeno in costante crescita).

La crisi climatica sta quindi minacciando la capacità produttiva dei sistemi agricoli a livello globale, compromettendo la loro capacità di nutrire adeguatamente l’umanità. È necessario affrontare questo cambiamento in maniera coerente e anche i nostri comportamenti sono determinanti per cui il Wwf nel report presentato propone un decalogo con semplici suggerimenti per dare un contributo alla battaglia per la sostenibilità anche indirizzando il mercato alimentare.

* vicepressidente Wwf Italia

I costi del climate change: 77 miliardi di danni. E le assicurazioni discutono i risarcimenti


Luca Zanini19 ott 2021

Le devastanti alluvioni in due lander della Germania settentrionale. La grandine sul Garda e i tornado in Veneto. I chicchi di ghiaccio grandi come mele caduti sull’aeroporto di Milano Malpensa. Un luglio da dimenticare. E poi i nubifragi e le inondazioni di settembre sulle regioni di Madrid e valencia, in Spagna. Le bombe d’acqua e le frane nell’Imperiese a fine mese e nel Genovese all’inzio di ottobre, quando sulla zona di Rossiglione (Liguria) è caduta in un giorno l’acqua che di solito cade in un anno. Gli eventi meteorologici estremi si ripetono con frequenza sempre maggiore. E con essi aumentano i danni materiali, oltre al costo in vite umane (188 solo a luglio in Europa): soltanto tra Renania-Palatinato e Nord Reno-Westfalia ammonterebbero ad almeno 10 miliardi. E uno studio stima in 77 miliardi di euro i danni da maltempo estremo registrati in Europa tra il 1995 e il 2017.

All’Insurance Summit di Roma, l’Ania ha riunito i protagonisti del settore, ma anche tecnici europe e politici. Il nodo delle regole Ue, senza la cui revisione «c’è rischio che le catastrofi climatiche non siano più assicurate». E quello delle compagnie riassicurative, che chiedono agevolazioni fiscali sui green bond

Chi paga i costi di questi disastri? Spesso i governi centrali e regionali. Ma in molti casi le perdite subite dai privati non possono essere compensate che da adeguate coperture assicurative, quando ci sono. Se ne è parlato lunedì e martedì 18 e 19 ottobre a Roma nell’ambito del «G20 delle assicurazioni», la giorni di lavori dell’Insurance Summit organizzato dall’Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici). Secondo il progetto di ricerca Titan, realizzato dal programma europeo Espon, specializzato in analisi delle politiche regionali, alluvioni, tempeste, siccità e terremoti hanno causato nei éaesi dell’Ue quasi 77 miliardi di euro di danni, di cui «43,5 miliardi direttamente collegabili ai disastri naturali e 33,4 miliardi derivanti dai legami economici con le aree colpite da calamità naturali». Ad essere più colpite in termini economici sono state l’Europa centrale, orientale e sud-orientale. Tra il 1981 e il 2010, le tempeste di vento e le alluvioni hanno causato il 76% dei danni stimati dai ricercatori. E nel conteggio non è ancora inclusa la tempesta di vento Vaia, che tre anni fa ha devastato le Dolomiti sradicando e abbattendo circa 40 milioni di conifere.

Confronto per far fronte alle criticità

Per questo, «sui cambiamenti climatici c’è l’urgenza di assumere decisioni concrete, di cambiare, per scongiurare gli effetti devastanti che sono davanti ai nostri occhi», sottolinea la presidente dell’Ania Maria Bianca Farina. Che prosegue: «Ania si impegna a promuovere, su base annuale, un confronto internazionale come il summit di Roma. Ogni anno potremo verificare l’avanzamento dei temi discussi e delle soluzioni proposte, e aggiornare le priorità su cui concentrare lo sforzo del nostro settore». Un settore, garantiscono i vertici delle grandi compagnie di assicurazione, «che si sente vocato a contribuire in modo fattivo, concreto, ad affrontare» le criticità derivate dall’attuale situazione climatica mondiale. Certo, occorrerà investire sulle infrastrutture per evitare e limitare dissesti idrogeologici legati al peggioramento delle condizioni meteo — come ha evidenziato Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro, nel definire il «ruolo fondamentale delle infrastrutture per raggiungere gli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici e nella promozione della ripresa e della crescita sostenibile».

La minaccia degli incendi boschivi

E non sono soltanto acqua e vento a fare paura. Un rapporto del Center for Disaster Philanthropy rileva che 215 delle 500 maggiori aziende del mondo rischiano di perdere mille miliardi di dollari di qui a 5 anni a causa degli impatti degli eventi climatici, tra cui un ruolo primario avranno gli incendi. «Il calcolo accurato dei rischi economici posti dagli incendi boschivi richiederà sempre più una metodologia di valutazione della perdita potenziale di beni fisici che vada oltre la semplice estensione dei terreni e che tenga conto dell’impatto a lungo termine sulla sostenibilità, la salute e la società civile». Attualmente, però, la copertura dei rischi d’impresa legati al clima «è ancora marginale nel mondo delle assicurazioni», spiega uno studio dell’Ivass realizzato nel 2020. Le assicurazioni italiane coprono i rischi climatici che le riguardano «in modo marginale», dice il presidente dell’Autorità, Luigi Federico Signorini: «Anche i criteri Esg adottati dalle compagnie italiane sono molto eterogenei».

Agevolazioni per i green bond

Il rischio riguarda più «le compagnie di riassicurazione che le assicurazioni» ma potrebbe portare ad un aumento «significativo dei prezzi» delle polizze di queste ultime. Per per aumentare «il grado di consapevolezza da parte dell’industria assicurativa», dall’anno prossimo l’Ivass effettuerà una misurazione di questo aspetto del rischio climatico con cadenza annuale. Dal canto suo l’amministratore delegato di Generali Philippe Donnet chiede che il quadro regolamentare europeo sia coerente con l’obiettivo di sostenere la transizione verso un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale. Ed evidenzia la necessità di avere «un costo del capitale più basso per il settore dei `green bond´, il che implica considerare queste obbligazioni una classe specifica di asset» affinché possa beneficiare delle relative agevolazioni. «Senza un cambio di passo sul climate change c’è il rischio che le catastrofi climatiche non siano più assicurate».

Vitali coordinamento e collaborazione

«Dobbiamo affrontare il cambiamento climatico» con grandi richieste che negli ultimi decenni arrivano da più parti e per questo «abbiamo bisogno che il settore privato, comprese le assicurazioni, si faccia avanti per finanziare la transizione economica», ha detto la commissaria Ue per i Servizi finanziari e la Stabilità finanziaria Mairead McGuinness intervenendo all’Insurance Summit 2021. «Se vogliamo proteggere economia e società da rischio climatico dobbiamo aumentare la copertura assicurativa», con le imprese di assicurazione che, in qualità di «investitori istituzionali, saranno essenziali per finanziare la transizione verde». Concorda il ministro dell’Economia italiano Daniele Franco, che al Summit ha ribadito: «Il coordinamento e la collaborazione sono vitali per il successo di un mondo più sostenibile. Il settore assicurativo sarà chiamato a svolgere un ruolo fondamentale» per poter realizzare una transizione verde.